L'armée de l'air russe a récemment massivement bombardé des sites de l'État islamique dans les provinces de Raqqa, Alep, Idlib et Daïr az Zour.

Povero, misero lo show offerto, dopo la mattanza parigina, in questi giorni dai commentatori “destrosi” sui canali televisivi. La Santanchè, Giordano, Belpietro, Martino e compagnia cantante hanno dato pessimo spettacolo. Una riedizione della “Corrida” — ci perdoni da lassù il buon Corrado — in salsa islamofobica, con condimenti assortiti d’ignoranza e ottusità.

Brutto teatrino. Nessun ragionamento, nessuna analisi, nessuna visione. Soltanto odio e paura, urla e demagogia. La caricatura della destra. La destra peggiore e più stupida. Non a caso, dal web sono subito emersi i “generali” di FB, gli “strateghi” della rete, i “crociati” del computer. Un piccolo mondo antico che, dal tepore delle sue case, ha applaudito e approvato i demagoghi, muggito e bestemmiato. Contro tutti e tutto. Senza capire. Senza pensare. Nulla di strano. Da troppi anni la destra ha rinunciato ad essere intelligenza organizzata e ad educare il suo popolo. Il risultato è tanta povera gente spaventata e mal istruita e una manciata d’idioti rumorosi.

Fortunatamente Giorgia Meloni, Salvini (a suo modo…) e Berlusconi, hanno cercato di tracciare una narrazione meno banale, non convenzionale. Per una volta la destra politica ha fatto una figura più che decente. Il più perforante è stato (riconosciamolo…) l’ex Cav.; Berlusca nei suoi interventi ha fissato con precisione le responsabilità del disastro medio orientale, ricordando le terribili responsabilità di Barack Obama, la debolezza dell’Europa politica e il ruolo oggettivamente positivo della Russia putiniana. Bene. Ma non basta. Lo sappiamo.

In questi giorni sul nostro piccolo giornale on line abbiamo cercato di tracciare un’interpretazione, una linea. Con dati, numeri e contributi importanti. Nel suo editoriale, il direttore Giampiero Cannella ha delineato alcune ipotesi di lavoro su cui continueremo a lavorare.

Tutto è complesso ma tutto va capito. In primis, la comprensione culturale del mondo musulmano. Non è pensabile immaginare oltre un miliardo di persone come un blocco compatto e monolitico di “nemici assoluti”. Non siamo più a Lepanto o a Vienna, tanto meno a Poiters o Roncisvalle.

Tutto è cambiato ed è necessario, urgente distinguere e analizzare: oggi è in atto una guerra terribile e implacabile all’interno dell’Islam tra gli sciiti — suddivisi tra decine di sette, spesso non arabe — e i sunniti, altrettanto frammentati; vi sono poi i musulmani laici — post nasseriani, baathisti, occidentalisti — e gli integralisti, a loro volta divisi a seconda della latitudine. I curdi (islamici sunniti e indoeuropei) sono i nostri migliori alleati mentre turchi, qatarioti, pakistani e i sauditi (benchè “amici” degli USA e dell’Occidente) sono realtà quanto meno ambigue se non ostili.

Per uscire dalla spirale del terrore, dall’emergenza, bisogna lavorare sulle contraddizioni e le rotture interne del Medio Oriente. Da qui l’urgenza di combattere e scegliere, nel segno del realismo, i giusti alleati (Assad, l’Iran, i curdi…), sostenere le entità statuali serie (l’Egitto, il Marocco, la Giordania, la Tunisia), costruire una coalizione temporanea — il vecchio Klemens von Metternich insegnava che ogni alleanza è sempre provvisoria… — con truppe arabe e islamiche per schiacciare sul terreno l’ISIS. E vincere.

Ma imporsi sul terreno non basta. Tacito, il grande storico romano, lo sapeva bene quando stigmatizzò l’annientamento dei ribelli caledoni: “desertum fecerunt et pacem appellaverunt”. Come nella Britannia del I secolo d.Cristo, non basta ammazzare, distruggere. Bisogna costruire. E, allora,  è necessario un progetto, un piano geopolitico solido e credibile per l’avvenire. Le bombe e i computer, i droni e le forze speciali, senza un’idea, una visione alta e lungimirante, non bastano.

Questa è la scommessa più impegnativa e difficile. Ecco perché — con buona pace della signora Santachè & co.  e dei suoi confusi fans —, siamo convinti che da questo pantano sanguinoso si esca solo se l’Occidente capirà i motivi profondi della rabbia delle masse proletarizzate del Levante, se qualcuno saprà analizzare i terribili rancori causati da una serie di guerre — dall’Iraq all’Afghanistan, inutili, mal condotte e peggio gestite — , se si romperanno gli schemi post coloniali, ridisegnando le artificiali frontiere fissate, dopo la caduta dell’impero Ottomano, a Versailles nel 1919.

Al tempo stesso è urgente che l’Europa — un contenitore di cattivi sentimenti, solidi interessi e fragilità culturali— superi finalmente i traumi della seconda guerra,  dimentichi le illusioni del multiculturalismo, le ubbie “buoniste”, i sensi (veri o presunti… chi se ne frega) di colpa. Il mondo è crudele e la storia è sempre tragedia.