Non è facile lasciare un romanzo, dopo averlo letto, sapendo di restarci. Ma è questa la sensazione che mi ha lasciato Nessuna croce manca di Angelo Mellone, edito dalla Baldini e Castoldi. Una strana sensazione. Evidentemente, sono condizionato dal fatto che anche io ho superato da qualche anno i quaranta. Anch’ io a sedici, iniziavo a volantinare per il Fronte della Gioventù. Anch’ io a sedici, ho avuto la fortuna di frequentare la curva di uno stadio per difendere una Patria immaginaria. Anch’ io, ho attraversato le acque di Fiuggi per approdare da una sponda esistenziale e politica all’altra. Anche io, penso che siamo tutti figli di qualche sconfitta, la differenza è tra chi se n’e’ accorto e chi fa ancora finta di nulla.

Troppe similitudini, è vero. Ma il romanzo di Mellone ha un fascino tale da conquistare quanti non hanno vissuto le stesse nostre esperienze. Le vicende di Claudio, Dindo, Gorgo e Chiodo sono talmente vere, o verosimili, da superare la fantasia e per questo, chiunque, può trovare cittadinanza scegliendo da che parte stare. Taranto e Roma sono le capitali ideali per un contesto reale, dove ambientare una storia vera o verosimile che supera la fantasia e dove chi è di origini meridionali, come me, riconosce il luogo, dove far viaggiare la fantasia che ha alimentato il vissuto di ognuno di noi.

Mellone, è capace di confondere le emozioni del lettore. E per questo di esaltarle. Di fondo, resta la storia di personaggi che partono da un punto comune, lo “ius sanguinis”, e si ritroveranno a distanza di anni e chilometri, magicamente, in un altro punto lo “ius soli”. Grazie ad un’amara sorpresa che, seppur vissuta da alcuni dei quattro, in realtà finisce per coinvolgerli tutti.

Già. L’atmosfera che si respira sfogliando le pagine che raccontano i luoghi ricordati da Mellone è quella di un gruppo di camerati – così si chiamano i protagonisti del romanzo con una nobile espressione – che crescono dove ci sono le stesse idee. Questa è la magia delle magie di Mellone. Ricordare alle giovani generazioni e a quanti di loro avranno la fortuna di leggere Nessuna croce manca che possiamo trovare la forza di superare gli ostacoli della vita, posti davanti agli anni della crescita, essendo leoni insieme con altri in carne e ossa e non dietro una tastiera. Un gruppo di ideali e speranze, che si ritrovano quando serve nonostante la vita li abbia distinti e distanziati.

Incredibile come la fantasia di un romanziere possa servire a catapultarci nella realtà per renderla meno amara. Come sa fare una generazione – rappresentata dal libro – sbagliata e sempre perdente, che non ha cambiato il mondo ma che non si è fatta cambiare dal mondo. Non a caso, a Berlino, ha visto perdere il comunismo e la Nazionale vincere la Coppa del mondo. Scusate se è poco.