Il successo al primo turno, nelle elezioni regionale francesi, del Fn di Marine e Marion Le Pen ha determinato reazioni di panico tra gli intellettuali italiani e transalpini. I bo-bo parigini (borghesi-bohemiens, una sorta di radical chic in salsa francese) sono sotto choc. Non capiscono come il popolo di Marsiglia o di Calais non si entusiasmi più per il nulla cosmico che gli intellettuali politicamente corretti producono lungo la Senna in cambio di fiumi di denaro.

Così, inevitabilmente, le analisi del voto hanno evidenziato come gli elettori del Front National siano meno istruiti dei bo-bo, siano più poveri, con meno prospettive e con ancor meno speranze. Perché, per lo meno, le analisi francesi hanno rilevato come gli attacchi terroristici abbiano influenzato poco e nulla il voto a favore delle due Le Pen. La Francia profonda, a differenza di Parigi, sceglie la destra estrema perché è stufa del teatrino dei socialisti e della destra moderata del pessimo Sarkozy che fingono di scontrarsi e poi organizzano la combine, il biscotto, per allearsi al secondo turno in modo da far perdere il Fn. Fregandosene degli elettori, del voto popolare, della rabbia crescente, della disperazione. In fondo Parigi è rimasta quella di Maria Antonietta, quella che invitava il popolo a mangiare le brioches, se non aveva il pane.

La stessa arroganza, la stessa superiorità basata sul nulla. La stessa paura che spinge l’ottuso Hollande ad accordarsi con l’omologo Sarkozy, il genio che attaccando la Libia di Gheddafi ha provocato il disastro generale. Questo il popolo francese l’ha capito, i bo-bo no.

E ancor meno l’hanno capito gli analisti italiani. Alle prese con la solita retorica legata al passato coloniale di Jean Marie Le Pen, il creatore del Fn che però, adesso, è stato buttato fuori dalla figlia Marine. Gli analisti italiani inventano un fronte antifascista che non può esistere perché in Francia non c’era il fascismo. Si inventano un ruolo degli intellettuali francesi che è finito 50 anni fa. Sartre non c’è più, non c’è più Camus. Gli unici intellettuali ad avere seguito sono quelli fuori dal coro, a cominciare da Houellebecq, l’autore di “Sottomissione”. Ma gli analisti italiani non lo sanno. E non stanno meglio i politici di casa nostra. Non solo quelli della sinistra, terrorizzati di fronte alla prospettiva che il successo del Fn possa essere replicato in Italia. Ma anche quelli del centro destra e, soprattutto, della destra.

Perché mai esultano Salvini e Meloni? Per la dimostrazione che un politico capace, come Le Pen (zia e nipote, a scelta), riesce a trasformare un movimento ghettizzato nel primo partito di Francia? Non si rendono conto che proprio il successo del Fn sottolinea il fallimento dei leader delle destre italiane? Le Pen sì, Meloni e Salvini no. E provare a chiedersi le ragioni di questa differenza?