Marina Buffoni, assessore di FdI alla cooperazione internazionale al Comune di Padova (e collaboratrice di Destra.it), ha guidato in questi giorni una missione a Betlemme, nella Palestina occupata. Qui Marina ha incontrato Vera Baboun, il sindaco cattolico della città,  i rappresentanti delle comunità cristiane e i volontari delle organizzazioni italiane. Un filo di speranza in una realtà drammatica in cui luci e ombre si intrecciano e si confondono. Ecco la nostra intervista.

Assessore Buffoni, è appena tornata da una missione a Betlemme, com’è andata?

Molto bene, il Comune di Padova ha partecipato ad un progetto di cooperazione internazionale e abbiamo portato un risultato concreto: è stata riaperta una strada, allora chiusa, di oltre 900 metri ed è diventata la parte commerciale più attiva e ordinata della città. Inoltre è stato inaugurato un laboratorio di pasticceria e gelateria che creerà posti di lavoro per i giovani. Davvero un risultato positivo per questa popolazione che può contare solo su aiuti umanitari.

In che senso, scusi?

Nel senso che Betlemme è una città completamente isolata perché per entrarci devi oltrepassare un muro con il check point israeliano e per poter uscire devi avere un permesso speciale. Decine di migliaia di abitanti di Betlemme non sono mai usciti dalla città e tentare la fuga è praticamente impossibile per le pesanti misure di “sicurezza” fissate dagli israeliani. Perfino il Capo di Gabinetto del Sindaco non ha il permesso ed è sconcertante come la libertà di queste persone sia limitata così pesantemente, e questo limita il loro sviluppo commerciale e sociale.

La convivenza tra diverse religioni in Palestina….

A Betlemme convivono Cristiani cattolici, ortodossi, armeni, siriani e islamici. Vera Baboun (nella foto)  è la prima donna a ricoprire la carica di sindaco della città di Betlemme. Il 92% dei cristiani e musulmani che abitano a Betlemme l’ha voluta come rappresentante politico. È la prima donna cattolica a occupare un posto così alto nei ranghi governativi dell’autorità palestinese. E’ una donna forte e carismatica e sta conducendo una battaglia per un futuro diverso, di pace e sviluppo sociale ed economico. Era molto arrabbiata con Renzi per le dichiarazioni che ha rilasciato durante l’ultima visita a Betlemme, su come ha banalizzato la storia di queste terre, esaltando persino i coloni israeliani. Mi ha spiegato anche  come siano differenti nei fini e nei modi i contributi umanitari. Per esempio, le organizzazioni ” umanitarie” USA — ora fortunatamente sostituite dalla presenza di associazioni russe — non utilizzavano manodopera locale ma si avvalevano di manovalanza statunitense e quindi non hanno creato formazione né posti di lavoro al contrario dei sostegni europei.

E localmente?

Localmente l’amministrazione attuale è fortemente sostenuta dai francescani e dalla comunità cristiana ma apprezzata e rispettata anche da quella islamica che ne condivide i simboli cristiani della Natività perché riconoscono Gesù come un Profeta. Ho assistito ad un concerto dove bambini cristiani e musulmani hanno cantato insieme Il Gloria, Tu scendi dalle stelle e altri brani della nostra tradizione cattolica sotto il simbolo di Gesù crocefisso.

Ha incontrato altre realtà italiane a Betlemme?

Si, ho visitato il Caritas Baby Hospital, gestito da Suor Donatella Lessio che è una suora francescana elisabettina. Ha fondato questo ospedale pediatrico che è l’unico in tutta la Palestina e può accogliere fino a 85 posti letto. L’ospedale si regge grazie a contributi privati: la Provvidenza come la chiama Suor Donatella, che avevo conosciuto a Padova ad inizio anno. Lì arrivano bambini da tutta la Palestina e anche da Gaza, ma le mamme di questi bimbi sono obbligate a non uscire nemmeno dal cancello dell’ospedale perché l’autorità israeliana impedisce loro la libera circolazione perfino a Betlemme. Una donna è rimasta rinchiusa in ospedale per 3 mesi!

Chi lavora in questa struttura?

Medici e infermieri palestinesi, la maggior parte donne. Si laureano in Palestina e si specializzano all’estero, purtroppo molti di loro si fermano negli Stati Uniti o in Europa. L’unico pneumologo della Palestina è proprio al Caritas Baby Hospital, una donna sostenuta da Suor Donatella che si è specializzata in Italia. Mi sono impegnata con lei per fare da ponte con l’Università di Padova e l’ospedale. Ho già raccolto il consenso del Dott. Claudio Dario, Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera di Padova per poter creare una borsa di studio di specializzazioneIMG_1751.