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Giovedì 17 Dicembre 2015, alle ore 15.00, nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Pistoia, è stato celebrato il funerale del N.H. Conte Licio Gelli, detto il Venerabile, ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la Massoneria “di rito scozzese antico e accettato”, detta anche Massoneria di Palazzo Giustiniani, dal nome della sede romana.
Coinvolto, a ragione o a torto, nei “misteri irrisolti” di tragica o tragicomica memoria, come le vere stragi della Stazione Ferroviaria di Bologna, di Piazza Fontana a Milano e di Piazza della Loggia a Brescia e i presunti “golpe”, predisposti nel 1964 (piano Solo) e nel 1970 (piano Borghese), nonché nelle vicende del Banco Ambrosiano e dell’omicidio del banchiere Calvi, la morte lo scioglie da ogni impaccio giudiziario. Ma non dal giudizio della storia e nemmeno dalla meno significante memoria del sottoscritto.
Negli anni Settanta ho frequentato, casualmente e causalmente, il Grand Hotel Excelsior di via Veneto a Roma.
Casualmente perché vi alloggiava, nelle sue soste a Roma, il collega Saverio d’Aquino, eletto deputato come me nel 1972 – e come me rieletto nel 1976 – io a Bologna, lui a Messina, dove era Docente di oncologia all’Università.
Causalmente perché mi toccò di accompagnare alcune personalità politiche ad incontri proprio con Licio Gelli, che all’Excelsior aveva una suite fissa.
Nei bei saloni dell’albergo, dove spesso con Saverio prendevamo il caffè, ci capitò più volte di commentare fra noi la trafila di personaggi noti in visita al Venerabile.
Uno ci era ovviamente notissimo, essendo il Segretario Nazionale del nostro partito, il MSI-DN. Al quale Gelli, proprio nel 1972, aveva preparato un viaggio in Argentina (al tempo, una delle principali centrali massoniche) , cui parteciparono l’on. Abelli, poi morto suicida, il figliastro Marco Medici (il faccendiere di famiglia), e, ma non ne sono certo, anche l’on. Mirko Tremaglia.
Post hoc, se non propter hoc, le liste del MSI-DN si aprirono a molti generali di varie Armi, ma tutti ex capi dei servizi segreti, dal SIFAR al SID , Allavena, Di Lorenzo, Miceli, iscritti accertati alla Loggia P2 di Licio Gelli. E fu abrogato il comma dell’art.5 dello Statuto che sanciva l’incompatibilità fra l’iscrizione al partito e l’adesione alla Massoneria.
Post hoc, se non propter hoc, le liste degli iscritti alla Massoneria, che erano conosciute da Giorgio Pisanò e MirkoTremaglia, entrambi membri, dopo il forzato ritiro dell’on. Berselli, (vedi Resto del Carlino , 7 Sett. 1983), della Commissione parlamentare sulla P2, non furono mai rese integralmente note, nemmeno dal MSI-DN.
Torniamo, per ora, a Gelli, e al suo funerale da “fascista”, come i mass media enfatizzano, e da cattolico, vista la veglia funebre e le esequie rispettivamente nella Cappella di Arezzo e nella Chiesa di Pistoia, entrambe dedicate alla Madonna della Misericordia, per osservare che il desso è tanto fascista da essersi arruolato nei partigiani durante la guerra civile e di aver meritato il riconoscimento di collaboratore dagli Alleati. Allo stesso modo e’ tanto cattolico da essere incorso nella scomunica,impartita già nel 1738 da Clemente XII, confermata da Leone XIII, nel 1884 e mai revocata.
Io, che fascista sono davvero e cattolico pure, sono certo che sull’Acheronte, ad accogliere l’anima del venerabile, non ci sarà tintinnio di angeliche ali, semmai di sciabole e di manette.
Perché , seppure la Sua Misericordia  è infinita, Dio conosce i limiti che il Vaticano ignora.
I limiti per esempio fra la Misericordia e la complicità.

“Ma la bontà infinita ha si gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.”