Qual è il sistema politico in cui viviamo? Sicuramente viviamo in “un” sistema postdemocratico. E’ un regime politico autoritario/parlamentare, neutro/sociale, plutocratico/presidenziale, demoscopico/padronale, in “un” sistema che ha suoi caratteri particolari con «liberocomunismo». I vecchi socialisti avevano espresso un celebre motto: “Si crede di morire per la patria, si muore per il capitale”. E i loro eredi dicevano: “Si crede di lottare per il proletario, si muore per i suoi dirigenti”.

Dopo l’epoca del socialismo finanziario, della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei guadagni, oggi abbiamo l’epoca di libero comunista, altri, – con indulgenza – parlano di «politiche liberoscambiste». Cioè una post-ideologia politica – economica – sociale di neoconservatorismo che propone il relativismo etico insieme con il relativismo sociale sotto controllo dei nuovi soviet delle Banche e delle Borse. I nuovi soviet oggi sono le banche. I soviet supremi nell’epoca di «liberocomunista» sono un gruppo di potenti, cioè sono gli organismi di credito internazionali. FMI, (Fondo Monetario internazionale) Banca Mondiale, Banca internazionale dei Regolamenti, e Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) operano per la proletarizzazione dei popoli.

Il vampirismo del potere economico, cioè la privatizzazione dei servizi pubblici, i tagli al salario, la povertà, i pignoramenti, l’austerità, le “bolle” nell’economia, l’appropriazione parassitaria di ricchezza, ecc, – con altre parole possiamo dire il treno del terrore – sono prodotti degli organismi di credito internazionali. Non sono solo le applicazioni delle teorie liberiste di Milton Friedman e della Scuola di Chicago, come sosteneva la guru dei no global Naomi Klein (Shock Economy), è una revisione del comunismo capitalistico di Shanghai. Un intellettuale fuori dagli schemi come Alain de Benoist, dirà «liberalismo e marxismo sono nati come i due poli opposti di uno stesso sistema di valori economici», entrambi non riescono a prescindere dalla alienazione economica» (de Benoist, Come si costruisce una religione, Milano Mondadori, 1983, pagine 88, 91-92).

I governi nazionali sono prigionieri dell’Unica Autorità Sopranazionale, come il «Presidium» del Soviet Supremo in Unione Sovietica che ha instaurato la dittatura del proletariato. In Europa tutti vediamo la reale incapacità dei governi nazionali di incidere sulle politiche economiche, alle mercé come sono dei grandi mercati internazionali dalle istituzioni sovranazionali. Viviamo la mancanza di legittimità democratica che esiste in Europa. Abbiamo una burocrazia non eletta ma questa burocrazia ha il diritto di proporre leggi. Oggi in Europa esiste un Direttorio (sotto l’Arco della monarchia economica delle Banche) che si chiama Commissione europea. Direttorio che esprime un pensiero unico monocratico. Tutto in Europa è in mano alle banche dall’attività dei privati a quella degli stati. Il “Direttorio” dell’Europa ignorando gli stati, le realtà nazionali, la gravità storiche, manifesta un desiderio d’ interventismo.

Il cannibalismo socio – economico e politico dell’epoca di « liberocomunista», cioè il nichilismo economico e la pallida parvenza del reale che promossa la progressiva “secolarizzazione”, organizza il pianeta degli “slum”. Oggi la patria è una parola vuota, una parola proibita, la patria è negata e possiamo dire che la patria politicamente è improponibile. Abbiamo dimenticato che cosa è la patria (però quando la disacrazione avrà dissolto le relazioni mitiche, il dramma succederà alla tragedia.)

Secondo Il sito Treccani.it, la patria è «il territorio abitato da un popolo e al quale ciascuno dei suoi componenti sente di appartenere per nascita, lingua, cultura, storia e tradizioni: il suolo, i confini della patria». Però oggi i paesi esistono solo per multinazionali che sovrastano i poteri degli Stati sovrani ed espandere i propri profitti contro l’interesse pubblico. Secondo Paul Craig Roberts, il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) non ha niente a che fare con il libero commercio. Il concetto di “libero commercio” viene utilizzato per nascondere che questo accordo dà alle imprese multinazionali il potere di muovere cause legali per rovesciare le leggi sovrane di paesi che regolano l’inquinamento, la sicurezza alimentare, gli OGM e i salari minimi.

Oggi il pianeta si divise in due regioni, ci sono i paesi senza confini, terzo mondo, per le migliaia di persone che tentano disperatamente di raggiungere la Fortezza Europa, ma anche, l’Europa del Sud, come Italia, Grecia, che sono paesi con record nel numero di immigrati, ( paesi come parchi dell’ anime, o campi di concentramento, o nuovi Gulag) e paesi con confini come la Germania, che chiedono immediatamente la riapertura dei confini. Paesi del nord che hanno tracciato una linea, dividendo «chi ha diritto all’asilo» da coloro che arbitrariamente vengono definiti migranti economici (Associazione Diritti e Frontiere, Progetto Melting Pot Europa).

Il globalismo del libero mercato, in molti casi ha rubato la gloria dell’internazionalismo di sinistra dei diritti umani. Oggi viviamo il nobile sogno dei diritti umani, cioè viviamo la fine dell’età dei diritti, che esprimono falsi bisogni. Diritti che sostengono valori falsi di libertarismo individuale e consumismo differenziato. Il sistema dei diritti dell’uomo diventa assolutamente inadeguato e illusorio perché l’individuo flessibile e mobile a geometria variabile non è più un soggetto di diritto, è un tattico e insieme un promotore della propria esistenza. Con altre parole possiamo dire che non si riferisce più a qualche istanza di diritto, ma alla sola qualità della sua operazione o dalla sua performance. La crescita del debito è un’altra storia o un fattore di dipendenza dei paesi, è la postmoderna dittatura.

La crescita del debito negli ultimi anni non è imputabile ad un’espansione della spesa sociale. Qui si sostiene la Grande Bugia «abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità». Però la verità è il rovesciamento del rapporto tra di forza tra politica e finanza. I popoli devono capire il debito come colpa con il significato della lingua tedesca, dove il termine tedesco schuld, plurale schulden intrattiene con i concetti di debito e colpa. Il debito, oggi, comincia a entrare in ordine e prende a circolare come colpa, da una banca all’altra, da un paese all’altro, che se lo riacquistano e se lo rivendono.

Proviamo a indicare qualche punto essenziale di distinzione tra destra e sinistra? L’ideologia, di «destra» e «sinistra», o i concetti di liberal (progressista) e conservative (conservator), secondo la teoria del tramonto delle ideologie, sono concetti ormai privi di senso storico: tutte le ideologie, da quelle teocratiche a quelle imperialiste, nazionaliste, comuniste, socialiste o democratiche, sono state varianti di grado. Così il potere è una funzionalità sonnambolica senza antitesi, è una vocazione irresistibile.

La differenza è che la sinistra ha dato significato all’Homo Economicus che è diventato con gli anni un uomo di nichilismo economico. Cosi la sinistra ha organizzato un sistema politico senza persona essendo tenuto in piedi da un sistema di tasse, possiamo vedere la socialdemocrazia o socialismo democratico degli anni ’80. Anche ha organizzato uno stato che funzionava come il principale violatore dei diritti, e affermava da un’organizzazione criminale (vedi, Unione Sovietica).

Mentre la destra ha fatto passi avanti, passi importanti. Ha abolito il principio di dominio alla società feudale, Fine ’700 e i primi decenni dell’’800, (vedi Alexis de Tocqueville e anche Ernest Labrousse – Ecole des Annales, sempre la mentalità feudale sembrava concepire il dono come una sorta di altero rifiuto dello scambio, una volontà di negare l’ intercambiabile). Ha abolito il principio di sfruttamento, legato alla società borghese, (ultimi anni dell’ ’800), anche ha abolito il principio d’organizzazione, legato alla società cibernetizzata ( vedi gli anni  1967-1974).

La scommessa della Destra

Esiste un colossale fraintendimento nel pensiero politico, il concetto di popolo non è proprietà della sinistra Il populismo non è prodotto di destra come credono molti. Il populismo è una funzione insuperabile quanto impossibile, e tante volte, molti teorici sono caduti nella trappola di confondere il populismo con realismo.)

L’errore – che fanno – è quanti sostengono che la destra parla di populismo per denunciare l’élitismo del mondo politico. La finzione del populismo si contempla e si consuma, ma non si racconta. Però il populismo si esprime come una centralità della figura del leader carismatico, che cerca un continuo legame col popolo. La sinistra era sempre la locomotiva dai «salvatori» populisti, e i «salvatori» hanno sempre il dovere di apparire generosi.

Il singhiozzo liberatore “dei salvatori” si trova nel contenuto della teoria di sinistra. Secondo Alain de Benoist vedi “Il policamente corretto è l’erede diretto dell’inquisizione” (Barbabillo.it) «… La sinistra, in particolare, che in passato aveva dato prova meglio della destra delle sue capacità intellettuali e teoriche, è diventata un disco rotto. Non ha più niente da dire. Il Partito socialista aveva creduto di sostituire il socialismo con il progetto europeo. Tenuto conto di ciò che è l’Unione europea, tutto questo non ha fatto che accelerare il suo passaggio al sistema di mercato. E’ ciò che rileva Gaël Brustier nel suo ultimo libro (A domani Gramsci): “Sottomissione all’ideologia della crisi o richiamo all’ideologia di ieri, la sinistra non inventa più nulla”. Il secondo è che un numero crescente di autori, accademici, scrittori si ribellano per varie ragioni contro i diktat del “politicamente corretto”. Ma parlare di “nuovo pensiero unico” è francamente ridicolo. Se è vero che oggi si constatatano sviluppi significativi e nuove linee di demarcazione, è vero che il ghiaccio ha cominciato a disintegrarsi visibilmente, sarebbe ingenuo credere che si è passati dall’altra parte dello specchio. Qualche rondine non fa primavera e l’ideologia dominante resta più che mai maggioritaria fra gli opinion maker. Che io sappia, nessun professore universitario si è ancora fatto fischiare dai suoi studenti per essersi richiamato all’ideologia dei diritti dell’uomo o a quella del progresso! Così l’egemonia di ieri è sempre in vigore. La differenza è che questa egemonia appare sempre meno sopportabile, perché il divario tra il discorso ufficiale e la realtà non è mai stato così grande.»

Il sistema politico era sempre il risultato delle interazioni competitive del potere. E il potere è seducendo solo quando ridiventa una specie di sfida a se stesso, altrimenti è solo esercito di potere, e soddisfa solo una logica egemonica della ragione. Cosi le disillusioni del progresso hanno dato gli stadi del potere: I) Lo scambio della produzione che considera implicitamente uguale la creatività ridotta alla forza – lavoro e un salariale orario. II) Il sacrificio del signore che subentra dall’ultimo stadio della specialista. III) La forza dello specialista, che significa letteralmente, per consumare lo specialista fari consumare secondo un programma cibernetico in cui l’ iper – razionalità degli scambi sopprimera’ l’ uomo. Oggi ci troviamo in una società della proliferazione, di ciò che continua a crescere senza poter essere commisurato ai propri fini. Il sistema nella sua formula post-moderna, autoreferenziale, e autoperformante, nella curvatura malefica, ci sono bombe da catastrofi virtuali che non scoppiano. Per esempio la bomba del debito, il crack di Borsa, il disastro atomico, ecc, sono bombe che non scoppiano, sono bombe minacce, e viviamo sotto il segno della catastrofe virtuale.

Possiamo vedere che cosa succede con l’inflazione e la disoccupazione, oggi sono variabili integrate nell’equazione della crescita. Perché siamo nell’escrescenza e non nella crescita, la mancanza non è drammatica è la saturazione che è fatale, essa crea al contempo una situazione di tetanizzazione e d’inerzia. In assenza di una strategia politica originale nell’impossibilità di un gestione razione del sociale il potere dello stato de socializza, non funziona più a volontà politica ma a ricatto a dissuasione, a provocazione. E la domanda che ci poniamo, è se la Destra in una società senza posta nè finalità sociali, può dare un nuovo modello di politica di fronte a processi ( di infatuazione, di estasi, di stupefazione) irreversibili e che tuttavia non hanno senso?