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Alla vigilia del quindicesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre il Congresso americano ha votato una legge che consentirà ai parenti delle vittime di fare causa all’Arabia Saudita. Una svolta importante che, forse, permetterà di far luce su uno degli eventi più tragici e opachi degli ultimi anni.

Al di là delle teorie complottiste più o meno strambe e discutibili, di sicuro sappiamo che la maggior parte dei dirottatori dell’11 settembre 2001 era saudita, o aveva forti collegamenti con l’Arabia, e il ruolo del regno negli attentati è sempre stato oggetto di mistero e polemiche. Subito dopo gli attacchi, ad esempio, alcuni membri della famiglia reale e della potentissima famiglia Bin Laden  che si trovavano negli Usa furono riportati in patria in gran segreto. Per di più, furono acclarati dagli investigatori  stretti contatti tra alcuni attentatori e diplomatici sauditi, anch’essi subito rimpatriati.

La vicenda, intricata e sulfurea, investì anche il Congresso che incaricò una Commissione parlamentare di investigare sulle eventuali complicità saudite, ma le sue conclusioni (guarda caso…) furono secretate, restando fuori dal rapporto finale. Da qui i forti, fortissimi i sospetti che Riad avesse aiutato al Qaeda e la volontà delle associazioni di chiamare in tribunale direttamente lo Stato saudita.

Il testo della legge però sembra destinato a scontrarsi col veto del presidente Obama, che avrà dieci giorni di tempo per decidere se bloccarlo. L’amministrazione uscente non vuole irritare i già molto irritati sauditi. Per più motivi. Oltre ai pesanti ricatti economici, gli ambigui “alleati” orientali potrebbero fornire alla stampa notizie non gradite  — polpette  più o meno avvelenate… —  sul ruolo americano durante le c.d “primavere arabe”, nella vicenda dell’Isis (un mostro creato a tavolino da Riad e Washington) oppure nel golpe fallito in Turchia. In più, vera spada di Damocle, gli arabi minacciano di  ritirare o sospendere gli ingenti finanziamenti di Riad alla campagna elettorale di Hillary Clinton, sino ad oggi la beniamina degli sceicchi. Insomma, tante trappole che Obama e la sua discussa candidata preferiscono evitare.

Vi è però un problema. Probabilmente in Congresso c’è una maggioranza di due terzi favorevole alla legge, che consentirebbe di scavalcare le decisioni del presidente. Vedremo.