Come previsto la Bosnia Erzegovina, la più fragile delle repubbliche post-jugoslave,  si rivela sempre più il centro balcanico del terrorismo islamico in Europa. L’ennesima conferma arriva da Sarajevo  dove le autorità hanno sventato un attentato nel quale avrebbero dovuto perdere la vita “cento persone”.

Lo ha reso noto il procuratore antiterrorismo Dubravko Campara, annunciando l’arresto di 11 persone. I presunti responsabili sono stati arrestati il 22 dicembre in diverse zone della città. L’intelligence da tempo controllava il loro covo, un appartamento alla periferia di Sarajevo nelle cui stanze campeggiavano bandiere dell’ISIS e immagini del “califfo nero”.

Il tribunale di Sarajevo ha disposto la carcerazione preventiva per 30 giorni per otto di loro. I presunti terroristi sono indagati per reclutamento e incitamento pubblico ad attività terroristiche, “Stavano minacciando di portare a termine un attacco con esplosivi, in cui 100 persone sarebbero state uccise”, ha detto Campara.

L’obiettivo, secondo Campara, era quello di piazzare una bomba sotto una macchina della polizia oppure (in stile Parigi)  in un luogo di ritrovo.  L’esplosivo non è stato ancora trovato ma, conferma Campara, “sono state sequestrate prove materiali di contatti con lo Stato islamico e l’ISIS”.

Intanto da Vienna è arrivata una drammatica nota della polizia austriaca che segnala il rischio di attentati durante le feste. L’allarme riguarda, hanno spiegato le autorità di Vienna, numerose capitali d’Europa, Roma compresa. Secondo gli austriaci  un “intelligence amica” ha avvisato i governi che nei prossimi giorni «potrebbero esserci attentati in luoghi affollati con esplosivo e armi».  L’incubo continua.