Durante i miei due anni di consulenza per il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, non ho partecipato alla stesura, ma all’analisi dell’accoglienza dei discorsi presidenziali del 1990 e 1991 da parte dei mezzi di comunicazione di massa (in particolar modo della stampa) e dell’opinione pubblica.
Erano anni particolari, in cui pareva davvero che qualcosa potesse forse cambiare, in questo Paese. Non accadde e non sta certo a me dire il perché.
Ricordo che dovevo seguire attentamente il discorso presidenziale, prendendo appunti, valutando sfumature, segnalando impressioni, che poi diventavano oggetto di un documento da sottoporre personalmente all’attenzione del Presidente Cossiga.
Ricordo anche che mio figlio Umberto, che all’epoca aveva solo 7 e 8 anni, non gradiva queste mie serate di San Silvestro davanti al televisore a guardare, prima, e a commentare, dopo.
Da allora molta acqua √® passata sotto i ponti e personalmente ritengo che ci sia stato, in questo Paese, un progressivo spostamento verso “stati di allucinazione” che trovano spesso la loro migliore espressione nel discorso presidenziale di fine anno.
Con il tempo, tuttavia, la mia opinione √® cambiata, non solo e non tanto nel senso che “l’allucinato” potrei benissimo essere io (cosa che in verit√† non mi procurerebbe alcun fastidio…), ma nella progressiva constatazione che quello che a me – e a non pochi altri, invero – appare uno “stato di allucinazione” altro non √® che la pi√Ļ compiuta espressione di un'”Italia eterna” che in realt√† vuole essere cos√¨, nutre e coltiva amorevolmente una certa “cultura”, e che – se sentisse un discorso fatto da me o una conversazione fatta con miei amici – ci guarderebbe come se venissimo da Marte…
E’ fin troppo facile tirare fuori, a questo punto, la distinzione maurassiana tra “Paese reale” e “Paese legale”, ma quel “Paese legale”, per quanto tanto legale non sia e proceda spesso e volentieri per atti di forza, √® in realt√† il “Paese legale” per buona parte degli italiani, compresi quelli che lo guardano con diffidenza, come le forze del Centrodestra, e compresi pi√Ļ che mai i grillini, che della metapolitica di quel “Paese reale” sono figli insoddisfatti, ma diretti e per nulla “illegittimi”.
E’ l’Italia dello “Stato-mamma”, dei percettori contro i produttori, dei ladri patentati che accusano evasori ed elusori, dando prova di non avere presente che un reato amministrativo √® meno grave di uno penale. E’ un’Italia che sopravvive a se stessa, divorando tutto e tutti, fermamente convinta di essere nel giusto e assolutamente decisa a continuare a rimanere tale a tempo indeterminato. Non cambier√† mai, perch√© vivere alle spalle degli altri √® molto pi√Ļ comodo e facile che costruirsi faticosamente un’esistenza. E’ un’Italia che ha edificato, anno dopo anno, un gigantesco “Stato di allucinazione” e – supremo “capolavoro”, occorre riconoscerlo – si √® convinta che fosse realt√†…
Non √® pessimismo il mio, ma questo sistema piace a molti perch√© √® del tutto conforme al carattere nazionale. Chi lo ha costruito, sapeva bene quel che faceva e sapeva bene che, senza dirompenti eventi esterni, durer√† ancora a lungo, per poi ricostruirsi non appena si sar√† tornati a normalit√†. C’√® chi vive di patologie, e le definisce fisiologie…