Non c’è solo l’sms blasfemo, trasmesso da Rai Uno tra i messaggi “augurali” diffusi durante lo show “l’Anno che verrà”, ad offrire un’immagine brutta e volgare dell’Italia che si affaccia al nuovo anno. Per la prima volta questo Capodanno è stato punteggiato da un vandalismo di matrice anticristiana tanto inusuale quanto spregevole nella sua essenza.
A Dorga, in alta Valle Seriana, nella notte di San Silvestro, ignoti hanno preso di mira la capanna del presepe fuori dalla chiesa parrocchiale. E’ stata decapitata la statua di San Giuseppe, mentre quella di Gesù Bambino è stata inizialmente rubata e poi ritrovata con un dito rotto. Il giorno prima, a Pitelli, vicino alla Spezia, un Bambinello, prelevato dal Presepe, allestito in piazza, è stato ritrovato impiccato. A Bologna, a Corte Isolani, nel complesso monumentale che collega Strada Maggiore a piazza Santo Stefano, le statue della Madonna col Bambino e un Re Magio sono state rubate e ritrovate in frantumi nella vicina via Santa.
Difficile pensare che tanti balordi si siano messi d’accordo. Così come appare superficiale parlare di semplici “bravate”. C’è evidentemente qualcosa di più. E’ un malessere diffuso che trova sfogo anche in manifestazioni oggettivamente spregevoli, segno di un malessere che nasce soprattutto dalla perdita di identità e di idealità degli italiani.
Perciò questa Italia volgare e blasfema non solo non ci piace ma ci preoccupa. Perché essa è un po’ la punta d’iceberg di un Paese culturalmente e spiritualmente sfarinato, che sta perdendo di vista il senso stesso delle sue ragioni d’essere.
Siamo evidentemente alle prime avvisaglie. Ma sui social, in Tv, nelle stesse relazioni interpersonali i rischi di un’ accelerazione verso questa volgarizzazione di massa sono bene evidenti. Per questo, a livello sistemico, di cultura diffusa, bisogna iniziare a cambiare registro.
C’è evidentemente un rischio ben più grave di quello provocato dalla crisi economica, dallo scollamento delle istituzioni, dall’inquinamento ambientale. E’ il rischio che ad emergere sia un’Italia sempre più volgare e senza identità, blasfema e gretta, rancorosa e priva di punti di riferimento, sradicata e perciò “allo sbando”. Di questa Italia è tempo che la Politica, la Cultura, il mondo dell’Informazione si facciano carico. Perché in gioco non c’è “solo” qualche valore, un’appartenenza religiosa, il senso del decoro, un “Presepe”, ma la tenuta stessa del nostro Sistema-Paese, della sua capacità-possibilità di “rappresentarsi”, proprio in ragione dei suoi valori fondativi.
Non vorremmo finire come il Presepe vivente di Maglie, un’ importanza cittadina in Provincia di Lecce, che quest’anno non è stato realizzato per i raggiunti limiti d’età dei figuranti. Al posto delle guardie romane accanto al portone d’ingresso davanti al centro diurno delle Suore Vincenziane, dove si è sempre tenuto il Presepe, uno scarno manifestino ha sancito la fine dell’esperienza: “Il presepe vivente è sospeso per mancanza di personaggi”. Come a Maglie, non vorremmo che l’Italia finisse per mancanza di “personaggi”, in grado di rappresentarne lo spirito più profondo, preferendo magari un sms volgare ad una veglia natalizia.