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Come è noto, i cancellieri tedeschi quando esagerano sbagliano sempre, commettendo errori fatali, spesso irrimediabili. Angela Merkel conferma, una volta di più, la maligna tradizione teutonica. Nel momento stesso in cui ha alzato il ponte levatoio, spalancando le porte della turritta Germania a tutti i “rifugiati”, la signora ha innescato un ingranaggio infernale e devastante. Innanzitutto ha sbagliato i conti: l’anno scorso, invece di 500mila si è ritrovata in casa un milione e centomila disperati e il fenomeno non si sembra fermarsi (dal primo gennaio sono già entrati altri 52000 profughi). Inoltre la cancelliera , in nome di uno stravagante quanto imprevisto “imperativo morale”, ha imposto le sue decisioni senza nemmeno consultare il Bundestag, il parlamento tedesco, convinta che la Germania “potesse farcela”.

Come rileva Marco Tarchi nel nuovo numero di Diorama Letterario, l’obiettivo, utopico quanto ambizioso, era «ripulire l’immagine tedesca e passare dalla parte dei “buoni”, superando sensi di colpa e bisogni d’espiazione». Un presepe buonista spazzato via dalle immagini raccapriccianti di Colonia, Amburgo e altre località. La violenza subita da centinaia di donne indifese ha mostrato in tutta la sua crudezza la realtà del fenomeno: l’ondata migratoria è formata principalmente da giovani uomini (bimbi e donne sono il 10 per cento della massa), distanti od ostili a nostri valori e ai nostri costumi, poco disposti a rispettare leggi e ad “integrarsi”.

Risultato, la paura. Qualche esempio: a Rheinberg, ad un’ora di strada da Cologna, le autorità hanno annullato lo storico carnevale perchè temono disordini. A Bornheim, sempre nella progressista Renania, la piscina comunale è proibita ai “rifugiati” causa violenze sessuali e stupri. Basta scorrere la stampa tedesca e l’elenco continua….

Qualcuno inizia a reagire. Al di là degli scemi nazistoidi (mai così utili ai mass media…), la Germania s’interroga e inizia a contestare l’incontestabile cancelliera. Peter Dreier sindaco di Landshut, piccolo villaggio bavarese, è diventato improvvisamente una star televisiva e il beniamino di milioni di connazionali. Per esprimere la sua collera ha spedito su un comodo bus una trentina di “rifugiati” a Berlino. Direzione: Cancelleria. Anche Gerhard Schroder, figura storica della sinistra, ha fiutato il vento e si è fatto subito intervistare dal quotidiano Handelsblatt: «Le capacità d’accoglimento e integrazione della Germania sono limitate. Negarlo è un’illusione. Un flusso senza controlli e frontiere — ha aggiunto — è un errore pericoloso». Nel frattempo l’Europa a trazione e regia tedesca è ormai inceppata: Ungheria, Slovacchia, repubblica Ceca, Polonia sono dichiaratamente ostili a Berlino, mentre i francesi, spagnoli, danesi, belgi e austriaci pensano ai fatti loro. L’Italia e la Grecia non contano.

I sondaggi riflettono le sensazioni diffuse nell’elettorato: secondo la ZDF solo il 39 per cento dei tedeschi crede ancora nelle politiche della Merkel mentre il 56 è assolutamente critico. Certo, mancano ancora due anni per il rinnovo del parlamento e i danni (sospendendo Shengen, un’ipotesi sempre più probabile) si potrebbero limitare, ma a marzo prossimo si vota nel Baden Wurttemberg, nel Rheineland Pfalz  e in Sassonia. Tre test decisivi per Angela Merkel e i suoi riluttanti alleati (in particolare la Csu bavarese) decisamente preoccupati dall’avanzare dei “populisti” di Alternative fur Deutschland. Di sicuro la primavera tedesca porterà con sè molte novità.