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E’ difficile parlare di Bettino Craxi oggi. Oggi che il metro con cui si giudica un politico è esclusivamente in rapporto alla sua moralità. Anni di campagne di delegittimazione della classe politica hanno portato l’opinione pubblica a credere che la qualità fondamentale di uno statista sia l’onestà personale. Addirittura un partito, il Movimento 5 stelle, ha assunto questo concetto a paradigma ufficiale, decidendo di far eleggere in parlamento elementi “che non hanno mai fatto politica”, quindi per definizione inesperti e non competenti, ma tuttavia con dei curricula privi di pendenze penali. E questa decisione, invece di essere oggetto di pubblico sbeffeggiamento è stata addirittura apprezzata dalle parti più influenzabili dell’opinione pubblica. Un esempio classico di questa distorsione della realtà è Pepe Mujica, l’ex presidente dell’Uruguay: osannato da tutti gli adoratori del pauperismo per essersi tagliato lo stipendio fino al limite di sussistenza, per aver eliminato tutte le indennità di carica, per andare “al lavoro” in bicicletta, ha portato un paese che cresceva a ritmi del 10% all’anno (2005) all’1% del 2015, un paese che nel 1999 aveva un tasso di povertà del 6% oggi ce l’ha del 27%, che ha un’inflazione attorno al 10% e un aumento costante del debito pubblico (4% deficit pil sempre dati 2015). In cambio Mujica ha approvato i matrimoni gay e le adozioni omosessuali. E quindi piace. Piace al pensiero unico politicamente corretto.
Si diceva incompetente però onesto. Sia chiaro: l’ideale sarebbe avere sia competenza che onestà, ma la competenza dovrebbe però rimanere il parametro fondamentale. Non era “onesto”, secondo i parametri attuali Giulio Cesare come non lo era Napoleone.
Craxi non era quello che si definirebbe “un politico onesto”. Però era competente e aveva coraggio politico. Craxi oggi è ricordato per Tangentopoli, per la “maxitangente Enimont” o per l’esilio ad Hammamet, meno per come si comportò da presidente del consiglio.
In politica estera spinse verso l’indipendenza dell’Italia dai diktat atlantici. Gli esempi sono tanti: da Sigonella, all’aiuto dato a Gheddafi (secondo alcune versioni gli salvò la vita avvertendolo dell’imminente attacco americano), sostenne Siad Barre in Somalia contro i voleri Usa (ricordiamo che dalla caduta di Siad Barre in Somalia abbiamo 25 anni di guerra civile) e si mise in concorrenza dura con la Francia facendo in modo che Ben Alì in Tunisia diventasse presidente, contro il candidato teleguidato da Parigi (un’eredità mai sfruttata dalla politica italiana per altro).
Anche in politica interna fece molto: dalla vittoria nel referendum sulla scala mobile contro il Pci e la Cgil (che come conseguenza ebbe l’abbattimento dell’inflazione da vicino al 20% al 5% del 1987), alla lotta all’evasione fiscale (fu il suo governo a inventare il registratore di cassa e gli scontrini). In complesso attuò una politica di crescita economica (certo, come dicono i critici, aumentando il debito pubblico dal 70% al 90% del Pil) che portò l’Italia a diventare la quarta potenza economica del mondo (il famoso “sorpasso” sulla Gran Bretagna).
Di lui in tanti sui social hanno condiviso una video intervista in cui, alla fine degli anni 90, da Hammamet, previde il futuro dell’Italia nella Ue e nell’euro come “al meglio sarà un limbo, nella peggiore dell’ipotesi sarà un inferno” chiedendo a forza la revisione dei trattati di Maastricht.
Cosa può insegnarci la parabola di Craxi oggi, a sedici anni dalla sua morte?
Craxi non era un pozzo di scienza della politica, non era un genio calato dall’iperuranio delle idee. Craxi non era un politico che spiccava per onestà personale. Ma Craxi era un politico che aveva chiaro il senso della Nazione, aveva chiara l’idea del ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale, aveva a cuore il benessere dei cittadini (sì anche il suo personale forse), aveva un fermo rispetto della sovranità nazionale, che non avrebbe mai svenduto come hanno fatto i suoi successori. Sì era anche arrogante e prepotente, ma talvolta queste sono anche qualità.
Vorremmo oggi, preferibilmente anche dotato di specchiata onestà personale, un leader politico con le sue qualità e il suo senso della nazione.