th-7

La doppiezza piace agli italiani, perché riassume i loro vizi peggiori: l’egoismo, la furbizia, l’opportunismo, la pavidità. E tentano di nobilitarla, millantandola per “machiavellismo”, capovolgendo l’etica del Machiavelli, ch’era l’esatto contrario: non qualunque fine usato come mezzo, ma qualunque mezzo usato per un nobile fine, un’Italia unita, indipendente e spretata.
Sono sempre piaciuti agli italiani i “doppi”, i furbi, da Togliatti ad Andreotti, da Napolitano a Renzi, da Berlusconi a Fini piaceva anche Almirante, un giorno “fascista ce l’ho scritto in fronte”, un altro giorno “il fascismo l’ho buttato dietro le spalle”.
Piace, e piacerà anche il suo libro, Pier Luigi Battista, che facendo carriera da antifascista, contestando il padre Vittorio, gran galantuomo, eccellente avvocato, dirigente missino, fascista tutti i giorni.

Adesso se ne serve per vendere qualche copia in più del libro che gli dedica post mortem.
La postuma longanimita’ , ad uso dei potenziali lettori di destra, si tradisce però al culmine della sua esibizione, laddove depreca la cinica indifferenza dei “padri della patria antifascista per la morte atroce di un bambino bruciato vivo”, nel rogo acceso dai rossi alla casa dei Mattei a Primavalle il 16 aprile 1973, ” solo perché era figlio di un fascista”. Dell’altro figlio, Virgilio, 22 anni, non minorenne come Stefano, 8 anni, non c’era da dolersi: in fondo se l’era cercata, sembra dire il silenzio.