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Filippo Tommaso Marinetti come non lo conosce l’immaginario collettivo. È quello che c’è restituito dall’iniziativa editoriale di Idrovolante edizioni, casa editrice che pubblicando Democrazia futurista – come dice bene Francesco Giubilei nella prefazione – colma la lacuna editoriale che fino adesso ha visto una sola edizione del testo. Ma soprattutto, aggiungo, può servire a fare chiarezza in un ambiente troppo spesso sedicente futurista, senza averne approfonditi i principi.

Ventisei punti, redatti in capitoli da Marinetti, per risolvere i problemi dell’Italia del suo tempo. Anzi. L’Italia del 1919, anno della pubblicazione di Democrazia futurista, che arricchisce la pubblicistica marinettiana inaugurata dieci anni prima con il Manifesto del Futurismo. L’autore di Democrazia futurista lo riconosciamo quando spinge per una rivoluzione antidemocratica e antiparlamentarista. Bene o male è la cifra che identifica tutti i futuristi che ancora oggi criticano la classe dirigente che, obbedendo a una certa tradizione, mantiene un sistema democratico e parlamentarista nefasto che decide il destino del nostro paese.

L’analisi che Marinetti redige nel libro è ancora valida. Da pelle d’oca riconoscere a distanza di oltre cent’anni gli stessi vizi della politica italiana. Ancor più riconoscibile quando critica la sua contemporanea Società delle Nazioni. Facile prendere in prestito la critica, per attualizzarla con la condanna di un’Organizzazione delle Nazioni Unite che, anche in questo caso, nel nome di una certa tradizione, finisce per ereditare tutti i vizi. C’è poi un Marinetti che in parte conosciamo. Quello che esalta il ruolo della borghesia nel sistema economico italiano perché portatrice di novità, a differenza di quella agricola ancora restia ad adottare tutte le novità tecniche della modernità. Già la modernità. Non vorrei esagerare, ma credo che l’iniziativa editoriale di Idrovolante edizioni serva a sgombrare il campo da molti equivoci a cominciare da quello che alimenta la fantasia ideologica di molti attuali sedicenti – a questo punto – futuristi. Marinetti è un acceso modernista ed è affascinato da tutte le invenzioni e novità del suo tempo. Con buona pace dei nostalgici di passati irripetibili o di improbabili “età dell’oro”. I sedicenti di prima, appunto.

Fa riflettere, ancora, il desiderio di Marinetti di volere al governo dell’Italia un gruppo di tecnici. Leggere per capire. Magari affascina di più l’idea, sempre dell’autore del libro, di voler sostituire le Camere del Parlamento con sedi di rappresentanza del lavoro e lasciare che a occuparle fossero dei sindacalisti. Potrebbero sconvolgere, però, i tanti sedicenti futuristi, le idee che Marinetti manifesta sull’amore, la famiglia e il matrimonio. Ebbene, l’iniziativa editoriale di Idrovolante edizioni ci restituisce un Marinetti per l’amore libero, contro la famiglia, soprattutto se di matrice matriarcale e, comunque, contro il matrimonio. I cattolici, che spesso hanno farfugliato tesi futuriste, dovranno fare i conti con i capitoli dove Marinetti motiva queste scelte e, soprattutto, con i capitoli dove l’autore del libro si scaglia contro il Papa e la Chiesa perché artefici della conservazione di una certa tradizione. E’ un Marinetti che si mostra anarchico quando rincara la dose e scrive contro i preti, i carabinieri e la leva obbligatoria. Tutti elementi conservatori di un sistema politico vecchio e inutile.

Insomma, tanta roba da far impallidire l’esercito dei sedicenti futuristi che a questo punto dovranno affrontare un esame di coscienza per capire da che parte stare. Magari, superandolo, si riconosceranno individui geniali come piaceva dire proprio Marinetti quando pensava alla parte sana della società italiana. Quella che già a suo tempo poteva vantare gli Arditi, che Marinetti coccola dedicandogli un capitolo finale dove dichiara tutto il suo amore per loro.

 

Filippo Tommaso Marinetti

DEMOCRAZIA FUTURISTA

Idrovolante edizioni, Roma 2015

Ppgg 175, euro 15.00