9788862926560

 

 

Un libro questo di Franco Cardini, agile, di godibilissima lettura, ma è soprattutto di profondo rilievo umano per la gratitudine dimostrata nei diversi medaglioni, per commozione espressa in alcuni altri, per il ricordo rispettoso dei colleghi accademici o di altri uomini di cultura. Non si possono definire diversamente le pagine dedicate a Vittore Branca, Pietro Camporesi, Marco Tangheroni (“l’indelebile presenza”), Alberto Tenenti, Ugo Tucci e Franco Bandini.

Nella presentazione naturalmente Cardini ha modo di sintetizzare la sua linea, condivisa da moltissimi di noi, come nelle righe in cui osserva che “l’unico modo d’intendere sul serio il passato senza farne una divinità inesorabile al pari del Fato greco sia concepire la storia come continua esegesi, cioè rileggere e reintepretare di continuo le millenarie vicende del genere umano sulla terra. Questo soltanto può salvare la tentazione cronocentrica e rassicurante d’interpretare la storia come animata da un fine ultimo immanente, ch’è destinata a sfociare nel determinismo ideologico, quindi nella truffa ideologico – dogmatica e in quella ridicola caricatura della razionalità ch’è il razionalismo. E tenere al riparo dalla disperante visione delle vicende umane come di una massa di assurde casualità governate da nessuna logica e protese verso nessun fine”. Ugualmente più che accettabili sono quelle pochissime di numero ma ricche di implicazioni, in cui denunzia le cristallizzazioni e i luoghi scontati ed obbligati (il bieco ventennio, la Resistenza, la Costituzione, il regime repubblicano, ora finito nella caricatura di un sano, utile ed intelligente governo con il “renzismo): “Non c’è, intendiamoci, revisionismo che tenga. Il problema non sta qui: d’altronde, la storia o è revisione continua di documenti, d’ipotesi, d’interpretazioni, o non è niente”.

Nella seconda sezione, intitolata “Intermezzo, fra tradizione e modernità”, ricorda e rivisita uno studioso faziosamente dimenticato nell’Italia del dopoguerra, quale Attilio Mordini, esponente serio ed autentico di quella Destra, a livello ufficiale riguardosa fino all’esasperazione per gli esterni, ad essa estranei (un nome su tutti Armando Plebe).

La terza parte, “Protagonisti del tempo”, affronta ed esamina, attraverso le sterminate letture compiute dal professore fiorentino, argomenti risalenti ad epoche diverse, da Giovanna d’Arco a Gabriele D’Annunzio e a Mussolini, del quale cerca di immaginare la “fortuna”, “se fosse vissuto dieci anni di meno”.

Un unico punto saliente di dissenso: non è pensabile né giustificabile, dopo le fallimentari prove del regionalismo, in cui la politica ha raggiunto punte di degenerazione spaventosa ed ha scritto pagine vergognose con gli scandali dal Piemonte alla Liguria, al Lazio, all’Abruzzo, alla Campania, alla Calabria, per non parlare della Sicilia, e del federalismo, sostenere la validità in Italia per l’Italia di quella struttura statale sull’onda dell’esempio teorizzato da Gioberti.

Nella quarta di copertina viene intravvista “dietro i ricordi – confessioni dell’autore le inquietudini di tanti giovani che, negli anni Sessanta, non si riconoscevano nelle ideologie dominanti e cercavano, immergendosi nello spiritualismo e in altri –ismi, di costruirsi una cultura, si dice pure di destra, che servisse da antidoto alla Modernità”, quella modernità – crediamo di poter aggiungere – che, pur generosamente contrastata, ha finito con il vincere ma della quale avvertiamo quotidianamente i guai ed i guasti.

Chi scrive, di qualche anno più giovane di Cardini, ha vissuto momenti meno ideali e più pratici e con i suoi coetanei ha dovuto affrontare esperienze pesanti e fastidiose, durante le quali, comunque a differenza di quanto accade oggi, nel deserto più desolante, le idee politiche sorreggevano e confortavano ed erano grintosamente e seriamente tutelate.

 

FRANCO CARDINI

La bottega del professore

Libreria universitaria.it edizioni, Padova 2015

Pp.gg 272. Euro 21,50.