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La principale preghiera del Cristianesimo, il Pater noster, invoca, prima ancora del perdono, “il nostro pane quotidiano”. E’ la consapevolezza che, se non si vive di solo pane, non si vive nemmeno di solo spirito.
Ma il pane e’un mezzo, un alimento del nostro corpo, della nostra animalità , della nostra fisicità, governata dalla legge della necessità’. Lo spirito, invece, e’ il fine, la nostra identità di uomini, di soggetti pensanti, con facoltà di scelta, caratterizzati dalla libertà. Direbbe il Carducci: ” Materia e spirito – ragione e senso”.
Potremmo affermare che la storia dell’umanità scaturisce dalla dialettica fra necessità e libertà, tra reale e ideale, tra fisica e metafisica.
Magia, superstizione, religione, filosofia e i loro effetti collaterali, dalla politica al diritto e alla economia, insomma cultura e civiltà, sono l’effetto del rapporto, mobile e variabile, fra le cose materiali e gli ideali degli uomini. Un rapporto raramente equilibrato, oggi gravemente sbilanciato verso la materia, nella fattispecie a favore dell’economia, per di più di quella parassitaria, che non produce, sfrutta; fa usura, denaro sul denaro, anoticismo, speculazione, mediante istituzioni ufficiali: Fondi, Fondazioni, Banche, comprese Banche di Stato. Anche, se non soprattutto in Italia, dove si confrontano ormai solo gruppi economici e finanziari, padroni della politica e gestori della Pubblica Amministrazione per il tramite dei loro commissionari e commessi, più o meno abili ed attrezzati.
Da un lato, la “compagnia” renziana, espressione del sistema bancario, dei consorzi e delle cooperative rosse e bianche ( mafia capitale), delle oligarchie burocratiche, degli imprenditori assistiti dallo Stato; dall’altro, la consorteria berlusconiana e affini, della sedicente libera impresa.
Entrambe fondate sullo sfruttamento fiscale del lavoro e della produzione, sul controllo del credito, della grande distribuzione e dei mass media. Cosicché la piramide sociale vede il vertice assottigliarsi ed arricchirsi in proporzione diretta all’ ampliamento e all’impoverimento della base. Pochi oligarchi ultra milionari e moltissimi poveri nei ceti medi e bassi. Un’integrazione di capitalismo e comunismo.
Visualizzate le imminenti elezioni amministrative: da Roma a Milano confronti fra “manager “, cioè fra serventi delle holding. Confronti oggi, accordi domani. Perché struttura essenziale della economia parassitaria non è la competizione, non è il rischio, ma il compromesso, la spartizione. Non il contrasto, ma il contratto. E’ il festival dei Verdini , dei Sala , dei Marchini, con i codazzi dei loro promotori e beneficiari, gli Alfano, i Romano, i Facchinetti, le Santanche’ e quanti altri.
Se la destra politica (o ciò che ne rimane…) rimane muta, se si dimostra incapace di dare un segnale forte di discontinuità, per  non essere complici non ci resta che astenerci o, meglio, per non consentirgli di declassare l’astensione a pigrizia o disinteresse, andare al seggio e annullare la scheda.
Come ammoniva Alessandro Manzoni, i galantuomini, se non possono impedire il male, non se ne fanno complici.