th-7

Mentre, a causa del grandissimo numero di migranti che affluiscono ogni giorno sul suolo europeo, in Europa si pensa di sospendere o di abolire il Trattato di Schengen, che garantisce libertà di circolazione tra i paesi firmatari del suddetto accordo, contemporaneamente in materia economica è stata avanzata la proposta, da parte dei governatori delle banche centrali di Germania e Francia, riguardante la creazione di un Ministro delle Finanze dell’Eurozona e di un Bilancio Comune Europeo.

Come è possibile che in un momento drammatico per la tenuta interna delle Nazioni europee venga proposta un’iniziativa del genere in chiave federalista?

La risposta più plausibile sarebbe da ricercare nell’idea stessa di Unione Europea, una comunità di Stati nata dopo la firma del Trattato di Maastricht che nei vari fallimenti, come nel caso della Politica Estera e di Sicurezza Comune, istituzione solo nominale dato che in sede di trattativa le decisioni vengono prese autonomamente dai vari dicasteri degli Esteri, ha permesso la nascita della moneta unica. Moneta unica strettamente vincolata alle rigide imposizioni finanziarie della Germania e con i poteri della Banca Centrale Europea molto limitati.

 

È proprio dalla Germania, e dalla Francia, che arriva questa nuova iniziativa europea, i due Stati che dà dopo la firma del Trattato di Roma, nel 1957, hanno trainato l’economia europea e che, solo nel caso tedesco, più di tutti si è battuta per l’allargamento ad est dell’Unione Europea, dopo la fine della Guerra Fredda, andandosi, così, a creare un nuovo bacino economico non indifferente. È sorprendente la scelta francese di avanzare una proposta così grande, che le comporterebbe una cessione di un’altra grande parte di sovranità e non più, come in passato, per contrastare la rinascita e, in seguito, l’espansionismo economico tedesco, ma per allinearsi alla politica tedesca, quasi come per imporre ancora più maggiormente in tutta l’Unione Europea il duopolio economico franco-tedesco.

La proposta di creare un Ministro delle Finanze comune, che nelle previsione sarebbe un “tecnico” e non un politico, lascia perplessi. Dopo le misure di austerità imposte alle economie più deboli interne all’Unione Europea, con l’imposizione di governi tecnici negli stessi, questa proposta sembra essere la stretta finale del cappio al collo degli Stati già gravati delle misure di austerità, che si vedrebbero costretti a mettere, definitivamente, in comune i loro sistemi economici che finirebbero inglobati nelle scelte economiche tedesche. Questo stesso ipotetico Ministro potrebbe stringere sempre di più i vincoli fiscali non curandosi della benché minima discrezionalità e sensibilità politica, esempio di quello che potrebbe essere è ben visibile in quella che fu la politica economica del governo Monti.

 

Uno scenario che, quindi, per gli Stati del “sud” Europa sarebbe catastrofico, con la definitiva perdita di ogni tipo di sovranità nazionale, in campo economico, e con l’imposizione dall’alto, da un ministro tecnico europeo non eletto, di misure fiscali sempre più strette, che porterebbero alla fine definitiva di ogni possibile iniziativa economica libera dai vincoli, già molto ridotti, di bilancio. L’impossibilità per lo Stato di aiutare le classi meno abbienti, di creare posti di lavori e di rilanciare la sua economia e commercio estero non farebbe altro che accrescere sia il divario sociale interno, a ogni Stato, sia ad aumentare lo spazio che separa gli Stati del “sud” con quelli del “nord” Europa.

Tutto questo nel momento in cui le forze nazionalistiche ed euroscettiche si fanno sempre più forti in Europa a causa sia delle politiche economiche imposte dal Consiglio Europeo, che hanno affossato sempre di più le già deboli economie più colpite dalla Crisi del 2008, sia per l’immigrazione incontrollata e selvaggia, che ha visto l’Unione Europea incapace di reagire di comune accordo mostrando in pieno il suo fallimento. Fallimento ben visibile nella politica filo immigrazione, dei vari governi europei e i figli politicamente corretti di questa Europa, che non ha portato altro che ulteriore caos e povertà.

 

Sarebbe quindi più giusto riformulare totalmente l’Europa andando a ridare ai vari Stati che la compongono la loro totale sovranità, consentendogli così di scegliere la propria strada da seguire in ogni campo. Riformulare l’Europa al fine di creare non gli Stati Uniti d’Europa, ma un’Europa delle Nazioni, libere da ogni vincolo ed unite fra di loro solo tramite accordi europei non sovranazionali in campo commerciale ed energetico, creando così i presupposti per la creazione di una nuova Europa, pronta ad affrontare ogni sfida posta dal mondo contemporaneo, specialmente da quello mediterraneo e medio orientale.