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Gli scarsi avanzi del lauto pasto, con cui Fini e Berlusconi hanno divorato la destra italiana, sono in scadenza alle prossime elezioni amministrative. Per mantenersi commestibili devono evitare ulteriori contaminazioni. Fuor di metafora, Fratelli d’Italia deve presentarsi da solo.
Stiamo ai fatti certi:
1. FdI non ha la possibilità di conquistare in prima battuta nessuno dei grandi Comuni in cui si  vota, ne’ da solo, ne’ in coalizione con altri;
2. In coalizione potrebbe forse conseguire qualche seggio in più, restando comunque marginale ed ininfluente sia in un’eventuale maggioranza sia in minoranza; salvo assumersi in toto la corresponsabilità con gli alleati che, certamente nel caso di Forza Italia, sappiamo a priori, saranno incontrollabili;
3. E’ evidente che Silvio Berlusconi, se non altro a causa dell’età , non può e nemmeno si immagina essere l’alternativa vincente a Matteo Renzi, e pertanto utilizzerà i suoi voti per mercanteggiamenti alla Verdini;
4. FdI, proponendosi da sola, con la propria identità nazionale e sociale, potrebbe riaggregare gran parte dell’elettorato di destra disperso e astenuto, guadagnando probabilmente più seggi di quanti ne raggiungerebbe in cattiva compagnia, risultando comunque decisiva per i ballottaggi, comunque più credibile per i suoi potenziali elettori.

Credibile , ovviamente se recupera la propria identità di forza al servizio della comunità nazionale, non di lobby o settori privilegiati; se rivendicherà il primato della politica e dello Stato sulla finanza, il ruolo sociale dell’economia, la funzionalità della legge alla sicurezza della vita e dei beni dei cittadini, la sottomissione effettiva dei magistrati alla legge; se ridarà centralità alla famiglia naturale ed alla Scuola formativa.
Credibile, se darà impulso all’economia ed alla occupazione propiziando l’abbattimento degli sprechi, della corruzione dell’evasione per recuperare risorse da investire ed abbassare le tasse. Se aprirà agli italiani gli occhi sui loro interessi vitali nel mondo, che gravitano molto più verso il Mediterraneo e le sue sponde, che non verso il Nord Europa.
Ce n’è da fare per rifare l’Italia.
Qualche seggio sparso in periferia o al centro non serve, se non a chi ci appoggia il culo
Serve ritrovare un interlocutore politico affidabile, idoneo e capace a rianimare una speranza, magari un sogno: la speranza e il sogno d’un’Italia non contesa tra “manager” mandatari di lobby; che invece di contare le azioni in borsa, sappia fare i conti con la storia; che non abbia in mente i profitti delle banche e delle aziende amiche, ma il futuro delle nuove generazioni.