th-7

Ha ragione da vendere Antonio Padellaro, il fondatore del “Fatto quotidiano”, che dice che “forse mai nella infinita e ingloriosa storia dell’occupazione del potere in Italia, il criterio localistico (amorale), familista e tribale era stato applicato con tanta, famelica, implacabile determinazione. Forse nelle lontane steppe caucasiche, negli altopiani indostani o nelle foreste pluviali africane, il despota di turno e i suoi famigli così procedono alla selezione (!) della classe dirigente. E invece accade che in una democrazia occidentale, paese fondatore dell’Unione europea e membro del G7, presidenti, amministratori delegati, consiglieri, alti ufficiali ed eccellenze varie vengano scelti sulla base della toscanità e dell’obbedienza”.

L’ultimo esempio fornito è quello delle nomine Rai.

Il caso-Bignardi è quello di cui, giustamente, si parla di più. E peraltro non potrebbe essere diversamente.

Compagna di uno, Luca Sofri figlio di Adriano, che chiama Renzi “capo”, la Bignardi è quella che è stata cacciata dal programma che conduceva su La 7 perché i suoi ascolti erano imbarazzanti. Imbarazzanti come il birignao col quale si rivolgeva ai suoi interlocutori quando (poche volte in verità) non erano di sinistra. E imbarazzanti quanto le ginocchiere che si mise per intervistare “il capo” del suo compagno.

Ma non c’è solo la Bignardi.

C’è la Dallatana, la quale ha un’altra caratura professionale rispetto alla Bignardi (e ci vuole davvero poco), ma ha la zavorra dell’aver creato una società di produzione fra le maggiori in Italia, “Magnolia”, insieme con Giorgio Gori, marito della Parodi che oggi lavora a Rai Uno. Gori, dopo aver lavorato per anni con Mediaset è diventato da un bel po’ di tempo sodale di Renzi, anzi suo ispiratore principale.

La Rai ha tante testate e reti non tutte della stessa rilevanza. Rai Sport è una testata importante, con tanti soldi e tanta gente. Gabriele Romagnoli, raffinato scrittore domenicale su “Repubblica” di racconti di viaggio ne diventa il direttore.

Dice: ci vuole discontinuità. Quando si occupano le poltrone si dice sempre che lo si fa per rendere omaggio a Madonna Discontinuità.

La discontinuità di Renzi arriva con uno di “Repubblica”, con una che ha fatto coppia per anni con il consigliere principe del presidente del Consiglio e con una che fa coppia con un tale che chiama “capo” questo presidente.

Ecco pèrché oltre a Padellaro ha ragione anche Enrico Mentana quando, a proposito di Gori, ricorda che l’attuale Dg della Rai, Campo dall’Orto, di Gori era assistente, che la Dallatana era la sua vice e che la Bignardi è una sua creatura. E aggiunge “Gori è il Rutelli della tv”: Renziana, aggiungiamo noi.

Il nuovo Dg della Rai è amico di vecchia data di Beppe Caschetto, quello che una volta faceva il dj e che ora è un potente manager-agente di, guarda caso, Daria Bignardi, Fabio Fazio (Rai Tre), Lucia Annunziata (Rai Tre), Luciana Littizzetto (Rai Tre), Giovanni Floris (ex-Rai Tre). Vogliamo immaginare qualche novità al riguardo?

E il “Corriere della sera” per commentare questa roba che fa? Intervista Guelfo Guelfi, consigliere d’amministrazione Rai. Renziano di rito toscano. Sempre in nome della discontinuità, ovviamente.

Questa è la stampa, bellezza!

Renzi con la sua occupazione bulimica (definizione di Padellaro) del potere sta dimostrando quanto è veloce la crisi della politica in Italia. Lui è il terzo presidente del Consiglio non eletto dal popolo. Fa quel che vuole perché nessun cittadino lo ha scelto per mandarlo a Palazzo Chigi. Lui non deve rendere conto a nessuno di quello che dice e fa in politica estera, in politica economica e in politica interna.

Se occupa la Rai non c’è nessuno che glielo contesta in modo determinato e chiaro. Se nel mondo fa figure da burattino non c’è nessuno che lo richiama all’ordine. Se si mette contro una categoria dopo l’altra non c’è nessun sindacato che scende in piazza

Quando la politica, quella con la P maiuscola, viene estromessa (o si fa estromettere) dalla scena non c’è da meravigliarsi che lo scenario divenga questo e che si tocchi il fondo. Pensavamo di averlo già toccato, il fondo. Ma non era vero.

E’ il caso o no di riprendersela, la Politica?