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Altre volte – occorre anticiparlo – era stato di leggere note misurate ed equilibrate di Antonio Polito ma quella intitolata “La spinta smarrita di Renzi. Perché a due anni dall’insediamento a Palazzo Chigi il Premier incontra molte difficoltà” è priva sia di misura che di equilibrio e riesce ad essere soltanto funambolica.

Dove è mai stata, in cosa è consistita se non in chiacchere rigorosamente fumose e sfuggenti, “la spinta propulsiva che la fulminea ascesa [avvenuta nei modi a tutti noti e con complicità altrettanto conosciute, di Berlusconi in primis] del nuovo premier le aveva impresso? Polito giustifica i miservoli aumenti dello zero virgola fatti vantare dallo staff al toscano, dal momento che “un anno fa eravamo ancora in recessione”, come fosse stato in stato depressivo soltanto il nostro paese. Senza dirlo Polito osserva i dati attuali con una congiuntura europeo di segno positivo con l’Italia confinata al solito agli ultimi posti.

Da mero cronista l’editorialista torna sugli atteggiamenti assai poco diplomatici dettati al “premier” ed è ugualmente acritico sulle tanto strombazzate quanti inesistenti, al più inconsistenti riforme, taroccate per salvifiche.

Conclude Polito che sanno di tutto fuorché di obiettività e di serenità critica. E’ dell’avviso, lui e molti altri, che due anni fa la “marcia” di Renzi su Palazzo Chigi fu accompagnata da un “sentimento di speranza e coesione”. E la seconda, allucinante sui destini dell’Italia, sul suo impoverimento politico e principalmente democratico, con la definizione adulatoria di “unico premier che abbiamo”.

Comunque è sempre preferibile l’editoriale di Polito, perché ne conosciamo l’impostazione e le intenzioni, a quello in cui Minzolini (“Alleati di ieri e traditori di oggi), in una sorta di appello per il ritorno al passato, allo “spirito del Nazareno”, con la controparte sempre pronta e disponibile, lo paragona a Berlusconi, di cui oggi riprende “molte delle tesi sull’Ue”.

Intanto i cittadini apprendono che una organizzazione seria ed autorevole, come l’OCSE, riduce, irridendo le mirabolanti previsioni fatte mettere in circolazione da Renzi, le previsioni sulla crescita del Pil italiano sia per il 2015 che per il 2016.

Consuntivo più eloquente, però, degli errori dell’esecutivo “Renzi” è stilato dal presidente della Corte dei Conti Squitieri, che denunzia il “parziale insuccesso” della spending review, segnalando negativamente i danni operati a danno dei servizi alla collettività.

Anche in questo campo, come in tutti gli altri, sono emerse l’incompetenza e l’inadeguatezza del governo, incapace di individuare in maniera ottimale i contenuti, meccanismi regolatori e i vincoli “che caratterizzano le diverse categorie di spese oggetto dei propositi di taglio”.

Dagli angoli del teatrino politico i cattolici, pur in preda all’insana tentazione di una loro riorganizzazione partitica, si sarebbero attesi dal Santo Padre (si usa ancora questa definizione o non è ecumenica?), a proposito dell’argomento drammatico e vibrante sul tappeto delle adozioni, una parola chiara, precisa, impegnativa e non ….gesuitica. A destra, poi, dopo la ricomparsa prima di Berlusconi ed ora di Fini, artefici principali della sua mortificazione, si vive, ogni giorno di più, per dirla con Manzoni, “come volgo disperso che nome non ha”