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In una manciata di giorni febbraio si è portato via tre eccellenze italiane: Umberto Eco, Piero Buscaroli e Ida Magli. Di Eco rintronano le orecchie per celebrazioni incessanti, in ogni luogo e sito, promosse e partecipate da governanti, politici, intellettuali, giornalisti, circoli e salotti, sedi istituzionali, piazze e tribune radiotelevisive. Manco fosse scomparso un nuovo Alighieri!
Degli altri due nemmeno un cenno, nemmeno …un’eco del rumore per Eco.
Per differenze di valore? Certamente che no, essendo Piero Buscaroli un musicologo di livello europeo, scrittore acuto e raffinato, uomo di cultura alla pari, se non di più, di Eco;
ed essendo Ida Magli una delle più grandi antropologhe dei nostri tempi.
L’enfasi per l’uno ed il silenzio per gli altri non sono conseguenti a differenze di valore (al singolare), sibbene a diversità di valori (al plurale).
I valori professati da Eco sono “politicamente corretti”, perfettamente in linea con il sistema di potere, la cultura dominante, il pensiero unico della maggioranza dei cervelli, lavati da cinquant’anni d’indottrinamento “progressista”: relativismo, agnosticismo, pacifismo, ecumenismo, tutti gli “ismo”, insomma, che non facciano rima, per così dire, con religione, Patria, Nazione.
Eco era inimico finanche del latino!
Gli altri due, all’opposto, credevano nel sacro, nella tradizione, nell’identita’ inconfondibile ed irrinunciabile dell’Italia. Erano controcorrente. Piero, perdippiu, era fascista. In verità lo era stato anche Eco, come del resto la gran parte di quelli che l’osannano. Ma loro si erano ravveduti in tempo. Avevano voltato gabbana al primo sentore di sconfitta. Buscaroli no. Da
quel bastian contrario che era, aveva perseverato. E perseverare, si sa, e’ diabolico, porta all’inferno. Neppure Ida era stata ammessa al paradiso democratico. Non era corriva alla sinistra. Non sottoscriveva proclami e anatemi. La sua firma non c’era sul manifesto di condanna ( a morte) del commissario Calabresi. Quella di Eco si.
Il punto e’ proprio questo, il principio, i principi ( meglio dei valori che risentono di Borsa) cui ti ispiri.
Leggo sul Corriere della Sera di oggi, cronaca di Milano, la domanda, non so se ingenua o retorica, di Giangiacomo Schiavi: ” Esistono correttivi al mercimonio che da anni inquina la sanità in grado di contrapporre l’etica dei principi a quella dell’arricchimento?”.
Il correttivo al mercimonio, non della sola sanita’, ma dell’intera vita pubblica, e in gran parte anche di quella privata, sarebbe appunto l’etica dei principi, proprio quella che lo stesso Corriere, prima Gazzetta del potere, ha concorso e concorre a demolire nel nome delle “magnifiche sorti e progressive”, illuminismo radicale, utilitarismo ed edonismo.
E’ l’ideologia del desiderio come diritto, del “corpo e’ mio e lo gestisco io”, dell”equivalenza dei generi, dei sessi e dei costumi; il brodo culturale, la brodaglia di permissivismo, di sessismo, di ricerca del divertimento e del piacere a tutti i costi, che inquina la società .
Certo accresce i consumi, ma consuma l’umanità .