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Interessante e finanche quasi obiettiva è l’analisi tracciata da Antonio Macaluso nel suo editoriale sul Corriere “L’autolesionismo che accomuna Destra e Sinistra. Il nostro sistema politico appare affetto dalla malattia di farsi male. Vale anche per il Movimento Cinquestelle”.

Giustamente vede affetto dal virus “maturo” del tafazzismo “ormai gran parte del sistema politico italiano”. Vediamone le ragioni indicate ed individuate.

Ricorda innanzitutto la nascita del blocco degli elettori di centrodestra. Un grave vizio di origine è quello di vederli sintetizzati quando invece andavano distinti da semplice quanto eloquente trattino e non fusi, causa di una dannosa quanto tremebonda subordinazione della destra, mai capace di emanciparsi dal peccato posto a suo carico.

Macaluso attribuisce a Berlusconi l’intuizione di essersi “appropriato” di gran parte dei voti in libera uscita dopo il crollo della DC”, un ombrello un tempo comodo sempre più deteriorato dal tempo e dagli errori e di avere imbarcato “una destra missina fino a quel tempo ai margini del Parlamento e del “sistema”” , altra mai seriamente denunziata anomalia del quadro politico, in cui i partiti devono godere di pari dignità in quanto espressione democratica dei cittadini. Riconosce la “capacità di contenere le spinte indipendentiste del leghismo padano”, più spesso folcloristiche al limite del grottesco che ideologicamente credibili.

La verifica condotta dall’editorialista sulla sinistra e sulla mancata fusione nel Partito Democratico tra i popolari e la sinistra del PDS, è convincente nel passaggio in cui la giudica “sempre più un’illusione” ed in quello in cui considera il frastagliamento così inquietante da rischiare “di prendere alle prossime amministrative alcune dolorose bastonate”.

La situazione romana è più che confusa caotica, con l’ex editore del quotidiano dei DS e prima del PCI, considerato persino da Storace interlocutore significativo, e con il candidato scelto da Berlusconi, Meloni e Salvini, indicati in ordine alfabetico e non in base al peso elettorale, e poi rinnegato dalla seconda e dal terzo per le incredibili dichiarazioni politiche rilasciate, inquadrato nella stessa area, che mai saprebbe, potrebbe e vorrebbe difendere una volta confinato dagli elettori sui banchi della minoranza. Macaluso ritiene poi la Meloni e Salvini “eredi di Bossi e Fini”, uniti dalla “convinzione ( o dal desiderio) di superare una volta per tutte il berlusconismo e dare un volto nuovo al centrodestra”, in un momento, in cui “forse è giusta la soluzione di toccare il fondo prima di ricostruire”.

L’esame è centrato anche se bisognoso di necessarie puntualizzazioni: personalmente sarei molto cauto nel ritenere i due giovani “eredi” dei due anziani, come considero incredibile ed improponibile una riedizione del berlusconismo.

Si rimane perplessi nel rilevare nell’intero discorso di Macaluso del tutto ed incredibilmente assente Renzi, nelle cui mani il PD si va disfacendo, tenuto in piedi dal cemento del potere e delle poltrone. Così come è da considerare troppo frettolosa la prospettiva del “nuovo volto del centrodestra”, da impostare in termini di assoluto equilibrio, con programmi completi e pieni sui problemi dello Stato, non limitati ed emozionali, originali e non scopiazzati da modelli stranieri, tipo Le Pen, che, da buona amante della propria patria, si dimentica di denunziare gli errori del colonialismo francese, tra i maggiori responsabili dell’odierno gigantesco fenomeno migratorio. L’obiettivo è però raggiungibile dalle 2 componenti distinte e contrapposte su temi essenziali?

Non vale parlare del M5S, generato, partorito e tenuto in vita dalle insufficienze croniche e dalle errate scelte pertinacemente adottate dai raggruppamenti, un tempo predominanti, sinistra e berlusconiani.