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E’ d’obbligo la riflessione a seguito della sentenza del Consiglio di Stato che conferma la posizione assunta dal TAR  in merito alla decisione di Regione Lombardia di appostare a carico del cittadino il costo della fecondazione eterologa.
La Regione dovrebbe continuare a difendere una scelta ragionevole e politica, che differenzia la fecondazione eterologa dall’omologa semplicemente perchè avere un figlio non è un diritto tout court, ma una benedizione della natura. Si può condividere la sofferenza di chi deve ricorrere a strumentazione esterna alla coppia per poter concepire, ma questo non significa che si debba riconoscere tutto ciò che una persona egoisticamente vuole, a spese della pubblica amministrazione. Le risorse sanitarie non devono soddisfare desideri egoistici che non sono malattie, ma coprire spese per le cure dei malati.

Se, come annunciato, anche il governo rinforzerà di fatto questa sentenza inserendo la fecondazione eterologa nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e dunque la porrà d’ufficio a carico delle regioni, sarà un altro motivo per dire no a questo esecutivo lontano dalla ragionevolezza. Se così sarà, è chiaro che la Lombardia non potrà sottrarsi alle indicazioni normative nazionali; non è accettabile però che la linea politica dell’istituzione regionale sia dettata dalle sentenze dei giudici amministrativi. Sentenza che peraltro riduce questo obbligo al fatto che la Regione abbia i bilanci in attivo, come a dire che sarebbe meglio essere in deficit per giustificare le scelte politiche.