A parte una legione di illusi cronici, in alcuni casi (i più gravi) passati da fan di Berlusconi a supporter di Grillo, ringalluzziti dai giri in autobus di Roberto Fico che, da quando è stato eletto alla Presidenza della Camera, ha abbandonato i taxi di cui era assiduo utilizzatore (previo rimborso spese a piè di lista), tra il ‘popolo della rete’ inizia a insinuarsi il tarlo del dubbio.
Anche perché, alla prima significativa verifica, un Di Maio dall’ego ipertrofico si dichiara ormai disponibile ad accordarsi con chiunque (mancano solo i Rettiliani) per formare un Governo, purché la Presidenza del Consiglio venga affidata a lui.
Dove non erano riuscite l’imbarazzante gestione Pentastellata del Comune di Roma, le fanfaronate di Grillo annunciate e mai seguite dai fatti (apriremo il Parlamento come una scatola di tonno), le epurazioni in stile sovietico (tra cui Pizzarotti a Parma), la saga dei Casaleggio e la relativa successione monastica – di padre in figlio – nella gestione del Movimento – come riassumeva il Post nel 2016, infatti: “…i candidati al consiglio comunale di Roma per il M5S hanno sottoscritto un contratto” con la Casaleggio & Associati (NdA) “che li obbliga a far approvare in maniera preventiva allo staff della società qualunque atto amministrativo di una certa importanza…” – sembrano oggi incrinare granitiche certezze le giravolte di ‘Giggino’.
Se incapacità amministrativa, opacità nei criteri di gestione, dirigismo e autoreferenziazione non avevano significativamente scalfito l’immagine di ‘moralizzatori’ dei 5Stelle il gattopardismo dimostrato in questi primi giorni di colloqui per la formazione del nuovo Governo potrebbe però assestargli il colpo di grazia.
La vera forza dei 5Stelle è stata sin qui la capacità di far leva nelle persone sul sogno di un’Italia migliore e apparire come gli unici ‘politici differenti’ che avrebbero potuto realizzarlo, dimostrandosi però poi inclini al compromesso come – se non peggio – di chi criticavano.
Il desiderio di ‘purezza’ ha spinto gli elettori ad affidarsi ad un ‘bibitaro’ del San Paolo senza alcuna preparazione se non la sua furbizia. La prima l’hanno perdonata ma l’eccesso della seconda porterà alla fine della parabola dei grillini.
E quella ‘Bella ciao’, sgangheratamente intonata da Virginia Raggi dai banchi del Campidoglio, potrebbe ora assumere un tono profetico per la prossima auspicata rovinosa fuga elettorale dal Movimento di Grillo.
Perché è pericoloso destare qualcuno durante un sogno: c’è il rischio che svegliandosi reagisca male.