Il 25 aprile non serve al recupero della “memoria condivisa”, ma a perpetuare la divisione degli italiani. Gli italiani, infatti, possono condividere la Democrazia come la forma di governo che meglio tutela i diritti essenziali dell’uomo e del cittadino, ma giudicano in modi diversi e alternativi la Resistenza
La Resistenza fu guerra civile, confusione di obiettivi, eterogeneità di forze, arbitrarietà di mezzi; fu la guerriglia ed il terrorismo dei comunisti tesi a sottomettere l’Italia alla “dittatura del proletariato” e all’Unione Sovietica di Stalin; fu l’ostilità neoguelfa allo Stato nazionale; fu l’anglofilia dell’azionismo ; fu la cospirazione del capitalismo apolide. Fu renitenza alla leva, le foibe, l’eccidio a guerra finita di fascisti, di anticomunisti, di sacerdoti.
Si sono ispirate alla Resistenza le Brigate rosse, e quanti hanno predicato e praticato che “uccidere un fascista non è reato” sulla pelle di molti giovani di destra.
Nel 1943 , dopo l’8 settembre, la scelta non fu fra dittatura e democrazia: con gli angloamericani erano alleati i sovietici non meno illiberali e feroci dei nazisti.
La scelta fu fra Patria e partiti, fra fedeltà e voltafaccia, fra onore e disonore.
Gli uomini di destra, fascisti e non, non potevano che scegliere i segni visibili della Patria e dello Stato; non potevano che scegliere o la RSI o il Regno del Sud.
Non potevano stare con i partigiani.
E non possono stare con chi come Fini ha dichiarato che se si fosse trovato in quei frangenti avrebbe scelto la Resistenza. Noi avremmo scelto la Repubblica Sociale Italiana.