Anche il 2019 sarà un anno di ricorrenze; purtroppo, però, per Milano e per l’Italia, vi sarà a fine anno l’anniversario più triste: il 50° della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Oggi ricorre un evento straordinario per la musica Pop internazionale, l’ultimo concerto dei Beatles, conosciuto come il “Beatles Rooftop Concert”. Lo scenario è quello della Capitale del Regno Unito: Londra. Era da poco passato il mezzogiorno (del 30 gennaio 1969) e i quattro favolosi Beatles salirono sul tetto della Apple Records (loro “Quartier Generale”), in Savile Row al numero 3.

C’è vento e fa abbastanza freddo; soltanto Paul McCartney sembra non accorgersene. Lennon e Harrison indossano due pellicce e Ringo Star un impermeabile femminile rosso.

All’inizio Paul saltella sulla pedana di legno per controllarne la stabilità. Si parte con “Get Back” (canta Paul); segue “Dont Let Me Down” (canta John). Alle tastiere c’è un giovane Billy Preston. Intanto la strada è già ricca di curiosi (i più negli usuali vestiti scuri: in giacca e cravatta) che ascoltano le note provenire da sopra quell’edificio; così è sui tetti accanto e su quelli delle case di fronte. I Bobbies (Poliziotti inglesi di Londra), s’interrogano e si danno da fare. Vi è specialmente stupore, qualcuno dei passanti è scocciato, ma una ragazza intervistata per strada non ha dubbi: “È fantastico”.

Suonarono per 42 minuti, divertendosi come ai vecchi tempi (ripresi dalle telecamere di Lindsay-Hogg), poi, la Polizia salì sul tetto, li lasciò finire la ripresa di “Get Back”, e li fece smettere.

In verità era già un po’ di tempo che le cose non andavano bene per i quattro amici di Liverpool, ma quell’esibizione fu un vero capolavoro, all’altezza e superiore, per intensità emotiva, alle loro tournée che avevano sconvolto i giovani del mondo intero nella prima metà degli Anni Sessanta. Finirono la loro storia con classe, con eleganza; non a caso furono paragonati ai grandi musicisti classici.