Alla fine Marina Abramovic, l’inquietante musa dei radical chic, ha finalmente incontrato l’arte. L’altro giorno a Firenze un pittore picchiatello e un po’ futurista le ha tirato un quadro in testa  mentre usciva da Palazzo Strozzi. Tranquilli, la signora sta bene: la tela di carta si è sfondata sul capoccione.

Piccola curiosità: il dipinto incriminato raffigurava proprio l’Abramovic, una sorta d’omaggio dell’aggressore. “Credevo ad un dono, invece mi ha colpito” , si è lamentata la pittoresca performer serbo-americana. ” In una frazione di secondo ho visto la sua espressione cambiare e diventare violenta, venendo verso di me molto velocemente e con forza. I pericoli arrivano sempre molto rapidamente, come la morte stessa”.

Cose che succedono quando si gioca sempre oltre i limiti, quando si scherza con il sangue e (dicono…) con il satanismo. Nella sua autobiografia “Walk through walls” la funerea Marina descriveva la sua performance preferita, la variazione del gioco slavo della bottiglia. Un allegro passatempo: distendi la mano sul tavolo con le dita ben allargate, con un coltello infliggi una pugnalata tra un dito e l’altro, sul tavolo, sempre più velocemente, e ogni volta che ti tagli bevi di nuovo, così ti ubriachi sempre di più e ti ferisci sempre di più. La versione ancora più estrema studiata da Abramovic prevede registrazioni dei suoi urli di dolore e fogli di carta chiazzati di sangue. «Avevo sperimentato la libertà assoluta, avevo percepito il mio corpo senza limiti, senza confini. Avevo provato che quel dolore non aveva importanza, che niente aveva importanza. E questo mi ha avvelenata. È stato in quel preciso istante che ho capito di aver trovato il mio mezzo espressivo. Nessun dipinto, nessun oggetto da realizzare avrebbe potuto darmi quel genere di sensazione che sapevo di voler rivivere. Ancora e ancora e ancora».

Masochismo puro. A confronto una tela in testa è poca cosa. Non a caso la signora, grata per l’insperata pubblicità, non ha denunciato il suo focoso ammiratore. Per Marina, avvezza a ben più sulfurei incontri, è solo un povero diavolo…