Meglio delinquenti che borghesi. Junger torna alla ribalta ogni volta che la destra e la sinistra si trovano di fronte ad un episodio di cronaca nera finito in tragedia. In questo caso la tragedia è rappresentata dal ragazzino di 15 anni ucciso a Napoli da un giovane carabiniere mentre cercava di rapinarlo.

La dinamica dell’episodio non è ancora chiara, ma lo scontro nelle ali estreme della politica si è acceso ugualmente. “Mai con gli sbirri” sostengono i duri e puri. Gli sbirri difendono questo regime e, dunque, rappresentano il nemico. E, a destra, qualcuno ricorda che tra gli squadristi della prima ora figuravano anche giovanotti con la fedina penale non immaccolata. Dimenticando, però, la stragrande maggioranza di persone oneste che marciarono su Roma o che, tra i fondatori del fascismo, figuravano anche personaggi come Toscanini, non proprio un grassatore da strada. Mentre, a sinistra, si confonde il teppismo e la delinquenza con una rivolta proletaria contro i ricchi ed i borghesi.

Perché la rivoluzione, qualsiasi rivoluzione, può prescindere dalla fedina penale ma un delinquente non si trasforma in rivoluzionario solo perché si dedica alle rapine. Occorre che ci sia un clima adeguato, per fare una rivoluzione. Poi esistono eccezioni, ma che sono appunto tali. Giuseppe Mazzini non aveva capito nulla della realtà del suo tempo, ma resta un rivoluzionario. Il Passatore no, non ne aveva neppure l’ambizione.

E nella vicenda napoletana non esiste alcun intento di cambiare la realtà. Il ragazzino ha tentato di rapinare una coppia di giovani, ignorando che l’uomo fosse un carabiniere. Non era un attacco allo Stato o contro il capitalismo usuraio ma solo un crimine comune. Ed è comprensibile il dolore del padre, ma non la retorica del figlio come “bravo ragazzo”. Neppure quella del “buon padre”, perché un buon padre non lascia che il figlio di 15 anni vada in giro a rapinare.

Ancor peggio gli amici ed i parenti che sfasciano il pronto soccorso solo perché i medici non sanno far resuscitare i morti. Una pagliacciata, una sorta di prefiche del XXI secolo: bisogna dimostrare al mondo il proprio dolore e lo si fa distruggendo una struttura pubblica che serve per curare chi sta male davvero. È un atto rivoluzionario? No, è teppismo idiota che prospera solo grazie al lassismo delle istituzioni. E giustificare un rapinatore, seppur giovane, in quanto “nemico dell’ordine borghese”, significa giustificare anche la mafia perché combatte, realmente, lo Stato. Ma forse i duri e puri dimenticano chi ha combattuto davvero la mafia e dimenticano anche che è tornata in Italia grazie all’occupazione statunitense.

Augusto Grandi, ElectoMag, 4 marzo 2020