Si è aperto ufficialmente ieri il MuSa-Museo di Salò, presieduto e diretto da Giordano Bruno Guerri.  Negli spazi dell’antico convento di Santa Giustina — restaurato da Giovanni Tortelli con Roberto Chiarini e Monica Ibsen: un’operazione a costo zero per il Comune, che ha ceduto per 90 anni a un gruppo privato parte dell’edificio — , sono raccontati cinque secoli di vicende locali (invero non interessantissime) e le pagine più “delicate” e infuocate della narrazione cittadina gardesana.

Gli sguardi sono, ovviamente, tutti per la sezione più “emotiva”e pesante. Per intenderci quella dedicata alla storia della RSI, quando Salò divenne la capitale provvisoria della repubblica mussoliniana ed epicentro della tragedia della guerra civile. Guerri con coraggio ha scelto di rompere ogni tabù e, grazie alla realtà virtuale, il visitatore potrà rivivere quelle scelte drammatiche e decidere se vuole vivere la giornata di un partigiano o di un fascista: basterà un clic per scegliere quale percorso audio (ed esistenziale) seguire…. A corredo dell’itinerario multimediale vi saranno filmati, documenti e molto altro. Il MuSa può infatti contare sulla documentazione del Centro Studi Salò, diretto da Roberto Chiarini.

Inevitabilmente (ancor prima dell’inaugurazione)  l’accostamento diretto tra fascisti e partigiani ha scatenato denunce e incazzature: «Ma sono uno storico del ’900 e a queste polemiche sono abituato», ribatte Guerri. «Tuttavia la storia non si basa su giudizi: in quel momento la società era divisa tra fascisti e antifascisti. Siamo felici che abbia prevalso l’Occidente ma non possiamo rimuovere un intero periodo storico. È un vizio molto italiano: cancelliamo ciò che non approviamo».
Prudentemente (Guerri è audace ma non stupido e non ha proprio voglia di farsi lapidare dai nostalgici dell’odio e dai poveretti dell’Anpi….)  il MuSa proporrà anche mostre temporanee: la prima, di Ernesto Tatafiore, si intitola «Le due vite di van Gogh» (catalogo Allemandi). Si tratta di un ciclo di lavori ispirati all’opera di van Gogh, divisi tra MuSa e il vicino Vittoriale (la mirabolante ultima residenza di D’Annunzio, anch’essa diretta e presieduta da Guerri): «Le due istituzioni fanno parte della nuovissima Associazione GardaMusei, precisa Guerri, una rete di luoghi della cultura, da Trento fino a valle, con un unico biglietto e un unico sito. Vi partecipano Salò, Gardone con il Vittoriale, Desenzano e presto anche Peschiera. E Toscolano Maderno, dove lungo un torrente turbinoso sorgevano anticamente almeno venti cartiere. Una, del XIV secolo, è stata restaurata ed è tuttora attiva: una vera emozione». Ricordiamo, inoltre, che MuSa ospiterà anche la collezione del «Nastro Azzurro», «cioè il museo delle Medaglie d’oro dell’esercito italiano», spiega Guerri.

Resta da dire del “Bigio”, soprannome popolare della grande scultura «Era fascista» (7,5 metri di altezza) realizzata nel 1932 da Arturo Dazzi per la nuovissima piazza della Vittoria a Brescia, progettata da Marcello Piacentini. Rimossa dopo la guerra, la statua giace da decenni in un magazzino del Comune. Guerri e il sindaco di Salò, Gianpiero Cipani (centrodestra), la ospiterebbero nella piazzetta antistante il MuSa. Il Comune di Brescia, guidato da Emilio Del Bono (centrosinistra), nicchia ma, sotto sotto, sarebbe lieto di donare l’ingombrante e fascistissimo “Bigio”  al comune gardesano. Vedremo.

 

Il MuSa (via Brunati 9) si può visitare tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 18 (biglietti 8 euro, ridotti 5, gratis i bimbi fino a 6 anni; per informazioni: www.museodisalo.it).