Le ultime involuzioni italiane e la fiducia al decreto lavoro, impongono delle analisi veritiere sull’andamento economico-finanziario italiano ed europeo. A tal proposito, abbiamo scelto di porre alcune domande al Prof. Alberto Micalizzi; ricercatore Universitario presso l’Università Bocconi di Milano che da anni ha saputo distinguersi per meriti professionali dalla nutrita schiera di economisti e rappresentanti dei filoni delle scuole di pensiero economico, quasi sempre discordanti, quali sono gli economisti marxisti, gli sraffiani gli strutturalisti, gli istituzionalisti, i regolazionisti, gli economisti umanisti o sociali, gli anti-utilitaristi, i comportamentisti, gli economisti delle convenzioni, gli schumpeteriani e le economiste femministe ante e post l’ideologia del “gender”. Una folta schiera che ha rallentato, solo per alcuni lustri, la difficile discesa sulla Terra, lasciandoci sfuggire il ricordo amaro delle alterazioni fittizie, (a proposito delle attiviste Femen votate all’economia) dovute alle ghirlande riformatrici poste a coronamento dei cannoni dell’economia speculativa e dall’alta finanza. Alberto Micalizzi ci conduce al centro delle sue attività di ricerca e di co-fondatore dell’Istituto di Alti Studi sulla Sovranità Economica e Monetaria (IASSEM), che si occupa di “regolamentazione dei mercati finanziari, di studi sulle monete complementari, di finanza pubblica e di problematiche creditizie per le piccole e medie imprese”. In sostanza, recuperando la corporeità tangibile degli eventi e la mistificazione della realtà rinegoziabile, a seconda delle deduzioni filosofiche del momento e, simultaneamente, scoprendone l’essenzialità, nelle vesti di animatore della riuscitissima Accademia per la politica e degli incontri del Centro Studi Polaris. Proveremo a tracciare insieme una via realizzabile per l’autodeterminazione italiana e dei popoli europei, il più possibile discostandoci dalle sintesi aprioristiche tanto di moda sull’uscita dall’Euro.

 

Professor Micalizzi, nell’ultimo periodo si sente parlare solo di sovranità. Non possiamo non notare una certa vacuità sul tema e una certa predisposizione a ripetere un ritornello senza comprenderne a fondo tutte le specifiche. Cosa ne pensa ?

 A.Micalizzi: siamo alla vigilia di una tornata elettorale estremamente delicata per tutti i balletti in atto all’interno delle varie forze politiche. Il desiderio di “contarsi” è forte così come la percezione che la realtà stia scivolando di mano ed il malcontento monti nel Paese. Di fronte a questo sono tutti alla ricerca di parole chiave per interpretare il malcontento, ed è per questo credo che il termine di “sovranità” appare un concetto abbastanza elastico da poter interpretare esigenze comunicative di varia estrazione. Da qui a sostenere che ci sia un risveglio di “coscienza” diffusa sul tema della sovranità ce ne passa…Ad esempio, la Lega associa la sovranità alle istanze federaliste ed autonomiste, per il M5S è uno strumento per intercettare la rabbia verso i “liquidatori” del Paese, un certo centro-destra (FI) lo usa per interpretare quell’anti-europeismo strisciante che serpeggia in alcuni ambienti moderati e persino a sinistra parlare di sovranità può servire per mascherare, a parole, la sostanziale sudditanza che quell’area politica mostra da almeno vent’anni verso qualsiasi potere forte e soprattutto anti-italiano.

 Venerdì 25 aprile, come ha scritto in suo articolo dal titolo inequivocabile, Agenzie di rating, Alberto Micalizzi: “Fitch premierà Renzi?”, «arriverà il primo giudizio ufficiale sul rating italiano da parte di una delle tre sorelle del rating, l’agenzia internazionale Fitch». Crede davvero che ci possano essere conseguenze positive sull’operato del governo in carica, oppure dobbiamo aspettarci l’ennesimo declassamento di facciata ?

 A.Micalizzi: le agenzie di rating sono in crisi. Non vi è dubbio che quello in carica è il miglior Governo che potessero auspicare data la loro “visione” del mondo, tuttavia sono di fronte ad dilemma. Da un lato, se tagliano ancora il rating o lo lasciano inalterato si allontanano sempre di più dalla realtà del mercato, che ha chiaramente detto con i numeri di non credere ai loro giudizi. Basti guardare il trend discendente dei tassi di interesse sui BTP italiani che è tornato nel solco dei tassi dei Paesi “virtuosi”, distanziandosi vistosamente da Colombia, Russia e Marocco, tanto per citare tre Paesi che oggi hanno lo stesso rating dell’Italia. Dall’altro lato, se migliorano il rating di fronte a fondamentali economici italiani oggettivamente peggiori della media degli ultimi 3 anni – basti pensare al rapporto debito/pil, al tasso di disoccupazione ed al crollo della domanda interna – dovrebbero ammettere che i tagli di rating operati dal 2011 al 2013 non avevano fondamento. Dunque, si sono messe nell’angolo e qualsiasi cosa faranno si prestano a pesanti critiche. In più non dimentichiamo che le agenzie di rating sono sotto processo presso il Tribunale di Trani e sotto investigazione presso la Procura della Corte dei Conti.

Lei ha proposto quattro soluzioni realizzabili per combattere la crisi. In specifico quali ?

 A.Micalizzi: anzitutto occorre arginare gli effetti della speculazione finanziaria con l’introduzione, ad esempio, di vincoli alla vendita alla scoperto e con la creazione di un’agenzia di rating nazionale. In secondo luogo occorrono soluzioni rapide per fare credito alle imprese, cosa possibile mediante sezioni speciali della Cassa Depositi e Prestiti. In terzo luogo occorre diminuire la percentuale di BTP detenuta da soggetti non residenti anche mediante speciali emissioni di BTP dedicate ai residenti e garantite da beni pubblici. Infine, è imperativo creare “liquidità endogena”, che nasca cioè dall’interno del sistema mediante strumenti di pagamento accettati da imprese e pubblica amministrazione e garantiti dal valore di attività reali quali crediti, immobili e attività finanziarie. Questo consentirebbe di sostituire l’attuale debito pubblico, diminuendo gradualmente l’esposizione all’Euro….

Uno dei punti è rivolto alla creazione di più consorzi composti da imprese che di fatto possono riuscire a creare una moneta complementare, da usare in un contesto locale, dà adito ad alcune perplessità. Maurice Allais diceva che “l’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto”. La BCE e le leve del mercato bancario e finanziario permetterebbero un processo autoregolamentato ?

 A.Micalizzi: il progetto sul quale lo IASSEM sta lavorando si basa su studi di fattibilità contabile, fiscale e legale già compiuti e che confortano nella fattibilità dell’introduzione di strumenti di pagamento “complementari”. Addirittura i canali bancari regionali e territoriali quali, ad esempio, le Banche di Credito Cooperativo, potrebbero essere partner di questo progetto, avendo interessi in linea più con la piccola e media impresa che con le grandi banche sistemiche internazionali (con le quali anzi stanno entrando in crescente contrasto). Quindi non penso che la BCE possa fare nulla per impedire la nascita di questi canali alternativi. Segnalo che ci sono perfino studi di fattibilità in linea con il progetto IASSEM pubblicati dall’ufficio studi di banche internazionali quali la Deutsche Bank che nel 2012 ha pubblicato un paper sulla possibilità che il Governo greco emetta una specie di cambiali di Stato per far fronte agli impegni di pagamento più imminenti ed evitare il default del Paese.

Alcune delle forze politiche impegnate nelle elezioni europee, propongono prima di tutto l’uscita dall’Euro. Eppure, tra i candidati in corsa per Bruxelles, vediamo parecchi volti noti al Parlamento Europeo. Le colpe sono imputabili solo alla moneta unica o ci sono problemi più grandi ?

 A.Micalizzi: da tempo cerco di spiegare che prendersela con l’Euro per quanto sta accadendo è come imputare alla pelle la responsabilità di uno sfogo cutaneo di origine alimentare: evidentemente è sbagliata l’alimentazione non la pelle. L’Euro ha accelerato ed esasperato alcune contraddizioni pre-esistenti ma il processo di assoggettamento del sistema Italia alla logica del debito si consolida negli anni ’80 e trova una data simbolica di inizio nel divorzio tra Tesoro e banca d’Italia sancita nel 1981. Ricordiamo che dal 1982 al 1991 il debito/PIL è cresciuto dal 40% al 120%, senza che dell’Euro vi fosse neanche l’ombra. Quanto allo stereotipo anti-tedesco va anche ricordato che nel 1996 furono Prodi ed il suo Ministro Ciampi a varare la famosa maxi-finanziaria per il 1997 che prevedeva misure straordinarie per forzare l’Italia ad entrare nell’Euro sin dalla sua nascita, sebbene la stessa Germania, l’Olanda ed altri Paesi dello “zoccolo duro” non vedessero di buon occhio l’instabilità economica italiana che dal 1992 al 1995 è stata persino costretta ad uscire dallo SME.

Cosa ne pensa riguardo al Meccanismo europeo di stabilità (MES) e del Trattato di stabilità, coordinamento e governance (TSCG) conosciuto come Fiscal Compact ?

A.Micalizzi: fanno parte del “pacchetto”….si tratta di ingranaggi di un meccanismo di dirigismo quantitativo totalmente coerente, sebbene perverso, con la filosofia economica costitutiva del nuovo sistema monetario europeo al quale l’Italia ha aderito sottoscrivendo trattati internazionali. Sono formule e algoritmi ai quali si pretende di affidare la stabilità dell’area Euro ma che se fossero attuati veramente porterebbero al suicidio economico dell’intero continente. Per intenderci, con logiche simili la BCE determina il livello della massa monetaria M3, obiettivo della politica monetaria, ed il target di inflazione tanto per fare degli esempi. Tutti meccanismi “protettivi” che hanno l’obiettivo fondamentale di garantire che i Paesi, debitori cronici e sistematici verso il sistema bancario, mantengano la capacità di pagare interessi sulla moneta prestata dalla BCE e dalle banche. Su queste basi tutto il resto non conta…. quindi variabili quali crescita del PIL, occupazione, ricchezza delle famiglie e benessere economico sono tutti fattori esterni, non contemplati dai trattati europei quali obiettivi rigidi di politica economica. Le domanda da porsi è: i trattati si possono rivedere? La risposta è assolutamente si, il problema è che servirebbe una classe politica capace e dotata di una visione del mondo. Temo che oggi non vi sia né l’una né l’altra.

Pare che lei abbia una ricetta contro le privatizzazioni selvagge e la svendita alle cordate straniere delle aziende pubbliche italiane. E’ possibile interrompere lo stillicidio ?

A.Micalizzi: le privatizzazioni degli anni ’90 hanno solo attenuato la crescita del debito negli anni ’90 tant’è che nel ventennio 1982-2001 il debito pubblico in valore assoluto non si è ridotto ma anzi si è triplicato in termini reali (passando da € 580 miliardi del 1982 a € 1.620 miliardi del 2001) nonostante: a) il PIL reale sia cresciuto mediamente del 2.5% anno su anno; b) durante gli anni ’90 il massiccio processo di privatizzazione abbia generato ricavi straordinari allo Stato per un valore pari a circa €90 miliardi (pari a circa l’8% del PIL reale del 1992).L’alternativa consiste nell’impiegare i beni pubblici come garanzia per l’emissione di moneta di Stato. Abbiamo aziende di Stato, beni demaniali e persino un patrimonio artistico che potrebbero restare di proprietà pubblica ed essere impiegati a garanzia di strumenti di pagamento di proprietà statale che consentirebbero il rimborso dell’attuale moneta a debito e la sua sostituzione con moneta priva di debito…..

Mario Draghi sta studiando un nuovo maxi prestito contro i rischi della deflazione e a sostegno dell’economia della zona euro. Pare che tutto debba rotare attorno al sistema dei prestiti infiniti. Tutto questo non è ridicolo ?

A.Micalizzi: esattamente.l’obiettivo degli organismi internazionali (FMI, Banca Mondiale, BCE etc) è creare rendite finanziarie prestando agli Stati una moneta che tali organismi emettono senza costi e senza vincoli. C’è di più. L’obiettivo dei maxi-prestiti storicamente concessi dal FMI, ad esempio, non è mai stato il rimborso tout-court del prestito stesso, bensi il mantenimento del livello di indebitamente del Paese coerente con la capacità di pagamento degli interessi passivi sul debito. Questo deve essere capito bene. Se ad esempio la BCE emette moneta e la presta, tramite le banche commerciali, al Tesoro italiano e questa moneta viene persa o non viene rimborsata, la BCE ha perduto un po’ di carta, nel senso merceologico della parola. Il problema della BCE non è rientrare in possesso di carta, cioè di cellulosa, bensì di incassare interessi mediante moneta che i debitori hanno guadagnato con lavoro vero, cioè a fronte dei quali sono stati creati beni e servizi. Ecco perché la BCE è ossessionata dall’inflazione….se uno Stato pagasse regolarmente gli interessi passivi sul debito ma l’inflazione nel Paese fosse galoppante la moneta pagata alla BCE avrebbe poco valore.

Ci spiega qualcosa in più sulle attività portate a termine e in cantiere dallo IASSEM ?

A.Micalizzi: la scommessa più importante è costituire consorzi per l’emissione di moneta senza debito, che creino una massa monetaria nuova, sostitutiva rispetto all’Euro. Difatti, più che di moneta “complementare” parlerei di moneta “ sostitutiva” in quanto è inevitabile che ove tali consorzi funzionassero si verrebbe a creare un naturale effetto sostituzione tra la nuova moneta e l’Euro quantomeno per tutto ciò che attiene agli scambi commerciali. Su queste basi lo IASSEM sta costituendo in queste settimane l’ossatura del progetto, incluso il comitato di gestione, i partner esterni, le banche locali che supportino l’iniziativa ed una serie di sponsor aziendali che si facciano promotori dell’iniziativa.

Mettiamo che ogni tanto si diverta guardando i suoi colleghi economisti invitati nei talk-show. Che cosa è riuscita a modificare la scienza economica moderna e il pensare de suoi uomini ?

A.Micalizzi: la stupirò dicendo che i talk-show italiani di estrazione politica sono più movimentati a livello ideale di quelli inglesi, ad esempio, senza parlare di quelli americani…. Chiaro che occorre distinguere tra chi va in televisione pensando di costruirsi un profilo pubblico da spendersi nella prossima tornata elettorale, e che parla per frasi fatte e battute sensazionali, e che va in televisione a portare temi di contenuto, parlando con coscienza e consapevolezza. Poi ci sono quelli che non vanno in televisione perché magari hanno deciso che parlare non serve più a nulla e che occorra agire. Il mio cuore batte per questi ultimi….