• 29 maggio 2020 —

L'editoriale

Il dramma di Hong Kong e l’assordante silenzio dell’Italia

Siamo ormai al camuffamento o peggio ancora all’occultamento della realtà. In questi mesi angosciosi, di cui non si intravvede che in lontananza non contigua una pallida, tremula luce, il Paese o quella farsa di Stato in cui è ridotto, primatista di un disperato e desolante soccorso /elemosina europeo, dovrebbe porre...

Sono tornati infine in Italia. Dopo 73 lunghissimi anni. Sabato 20 ottobre al Tempio Ossario di Udine si è svolta la resa degli Onori solenni e la tumulazione dei sette caduti recentemente rinvenuti nella foiba di Castua, nei pressi di Fiume. Sono i resti del senatore ed ex podestà Riccardo Gigante — amico e compagno d’armi di Gabriele d’Annunzio — il giornalista Nicola Marzucco, il vice brigadiere dei carabinieri Alberto Diana e altri quattro esponenti della comunità italiana quarnerina. Tutti furono trucidati dai partigiani jugocomunisti  il 4 maggio 1945, alla fine della seconda guerra mondiale.

Alla cerimonia organizzata dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero italiano della Difesa (Onorcaduti) erano presenti le autorità militari e politiche (la Regione FVG era rappresentata dal consigliere di FdI Claudio Giacomelli), le associazioni d’arma e Dino Gigante (pro-nipote del senatore), il Segretario Generale della Società di Studi Fiumani Marino Micich con il presidente emerito della stessa società Amleto Ballarini, all’origine dei lavori di ricerca.

Tutto iniziò nel 1992, quando proprio Ballarini (all’epoca presidente della Società di Studi fiumani) si recò a Castua per indagare sulla morte del maresciallo della Finanza Vito Butti, fucilato anche lui il 4 maggio 1945, ma seppellito in un cimitero vicino. Ballarini intervistò le figlie di Butti ricostruendo la composizione del gruppo trucidato a Castua. Grazie all’intervento del parroco don Franjo Jurčević, si arrivò all’individuazione della fossa comune ma ci vollero però vent’anni prima che il governo di Zagabria concedesse l’autorizzazione a procedere con gli scavi (conclusisi lo scorso 7 luglio).
La famiglia di Gigante procederà con l’analisi del Dna per individuare i resti del senatore e seppellirli all’Arca del Vittoriale a Gardone, come voleva lo stesso Gabriele D’Annunzio.
 
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