“Bisogna superare il termine di giornalisti, oggi servono professionisti dell’informazione”. Una folgorante affermazione del (credo) deputato VITO CRIMI, la cui appartenenza partitica mi lascia del tutto indifferente.
Non entriamo nel merito del processo logico che ha portato il nostro amico ad occuparsi di un epocale problema di questa portata, ovvero di dare un nome a chi lo ha già. Fra l’altro scavalcando le competenze dell’Accademia della Crusca.


Però possiamo suggerire alla sua furia innovativa altri interventi linguistici, magari infarciti di elementi culturali, tanto per far capire che ha studiato e letto tanto. Come chiamare gli avvocati esperti in grida manzoniane, i commercialisti operatori della calcolatrice elettronica e meccanica, i veterinari professionisti del CAI’ CAI’ (dal noto fumetto di Walt Disney ), gli elettrauti operatori della scintilla e addetti delle pompe funebri in operatori del mesto trasporto.


Certo, una considerazione va fatta. Era così fondamentale, da parte di un politico (che avrebbe ben altri doveri) infischiarsi della grande sofferenza della categoria dei giovani giornalisti (maltrattati quotidianamente sia dal punto di vista normativo che da quello economico) ed occuparsi di banalità di questa fatta? Tanto, modifiche linguistiche o meno, per l’eternità un imbecille sarà sempre chiamato imbecille.