Da due settimane arrivo al venerdì sera con la timida speranza di rilassarmi e di farmi quattro risate con “Fratelli di Crozza”, la trasmissione de “La Sette”, con Maurizio Crozza come “one man show”. Nella precedente edizione, in onda con ancora il governo Gentiloni in carica, si rideva spesso e bene. Il comico genovese sapeva dosare in un mix riuscito la parodia con la denuncia, trasformava personaggi autorevoli in macchiette divertenti. Ecco così che Matteo Renzi diventava un babbeo alla Jerry Lewis, il ministro Padoan una riedizione di Fracchia, imbranato e sprovveduto, Silvio Berlusconi uno smemorato pasticcione, il senatore Razzi si trasformava nel senatore Razzi, perché qui la realtà superava l’immaginazione.

Crozza non aveva difficoltà a prendere in giro tanto certo becerume dell’informazione di destra quanto lo snobismo insopportabile della sinistra, alternando gag irresistibili con momenti di riflessione, riuscendo ad essere apprezzato da gran parte del pubblico.

Ora con il nuovo governo gialloblu Maurizio Crozza si è sentito investito del ruolo di oppositore, di guru moralizzatore, trascurando i siparietti divertenti , abbandonandosi a pistolotti pesanti e noiosi.

In una delle poche gag ben riuscite ha preso di mira il ministro Tria, trasformandolo in una macchietta esilarante, che si arrabatta con i conti che non quadrano per le richieste di Salvini e Di Maio ; un vero pesce fuor d’acqua: se Padoan sembrava Fracchia, Tria ricorda Fantozzi, anzi ”Fantocci” , come lo chiamavano i suoi megadirettori lupi mannari.

Se Padoan suscitava antipatia ma senza particolare animosità, come si conviene alle persone mediocri, il neo ministro Tria suscita, nella caricatura come nella realtà, una certa complice simpatia.

Ma se riesce difficile infierire su Tria, quando capita di vedere Mario Monti in televisione è impossibile mantenere qualsiasi aplomb, per dirla in stile british.

Mi è capitato di assistere da telespettatore alla trasmissione della Palombelli su Rete4, “Stasera Italia”, dove si confrontavano sui temi economici il senatore a vita ex premier ed il giornalista Mario Giordano.

Il tema della puntata era “Governo del cambiamento- Monti contro Giordano”. Quando l’ex primo ministro si è accorto che questo era il titolo ha chiesto di cambiarlo, dichiarando che se avesse saputo prima che l’impostazione della trasmissione prevedeva un confronto con un banale mortale, un giornalista , non si sarebbe presentato. “Abbiamo due professionalità diverse “ ha dischiarato l’economista che ha causato più vittime del comandante Schettino, facendo intendere che “Lui è Lui e gli altri non sono un cazzo.”

Dopodiché il titolo è stato trasformato in “Governo del cambiamento- Parla Mario Monti.”

Mario Giordano non se l’è presa più di tanto, abituato a tanta spocchia, ed ha citato alcuni dati ereditati dal governo Monti : mille imprese chiuse ogni giorno, una disoccupazione salita dal 9% al 11%, per non parlare della legge Fornero.

La Palombelli ha chiesto a questo punto quali sarebbero le ricette economiche dell’illustre docente bocconiano se fosse ancora primo ministro e questi ha proposto tre punti : no ai condoni fiscali, testualmente “guerra e non pace fiscale”, aumento progressivo delle imposte, una patrimoniale.

Dopo tali rivelazioni, credo che qualsiasi telespettatore abbia tirato un sospiro di sollievo vedendo che Mario Monti era solo l’invitato ad una “fastidiosa trasmissione”, così l’ha definita, e non un ministro della Repubblica Italiana.

Poi è partito un filmato, dove veniva intervistato un imprenditore ridotto al lastrico dalla Agenzia delle Entrate, con un debito di cinquemila euro cresciuto a duecentomila. Il povero cristo era disperato e piangeva, seduto su un’unica poltrona sopravvissuta al pignoramento di tutto il suo mobilio ; era palpabile che non si trattava di un evasore con il pelo sullo stomaco, ma di un onesto cittadino stritolato dal perverso sistema fiscale italiano.

Barbara Palombelli, un po’ strisciante, ha chiesto al Dio in terra e senatore a vita, cosa pensava delle dichiarazioni di quel pover’uomo rovinato. Dopo una fredda frase di circostanza dispensante un dispiacere di maniera, Mister Spocchia ha testualmente affermato che “quell’uomo non poteva, nella sua situazione, esprimere giudizi sensati.”

Quando Mario Giordano ha provato a evidenziare l’aumento del debito pubblico con la politica del governo Monti, costui ha replicato che il giornalista aveva” un’attenzione petulante” nei suoi confronti.

Infine è stato chiesto al Mito Vivente cosa ne pensasse delle inopportune dichiarazioni di Rocco Casalino contro i funzionari del Ministero dell’Economia, in cui il portavoce del governo reclamava vendetta contro chi avesse ostacolato i desiderata dei pentastellati in tema di reddito di cittadinanza.

Mario Monti è arrivato a paragonare Casalino a Donald Trump, il presidente che silura chi rema contro la sua azione governativa ; per quanto il magnate americano possa suscitare personali antipatie, l’accostamento tra una modesta persona baciata dalla fortuna ed una che ha creato un impero economico, l’uomo politico più potente del mondo, appare perlomeno irriverente e diplomaticamente insidioso.

Ora capite perché mi stia simpatico il ministro Tria, perché un illustre economista come Savona si sia ribellato al sistema e perché eravamo molto più inguaiati mesi fa.