“Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”. E’ un testo gucciniano che ben si adatta al nuovo, disperato, tentativo unitario in atto a destra.

Un obbligo, più che una scelta. Perché una politica basata non sulle idee ma sui sondaggi si è accorta, con grandi timori, di essere totalmente irrilevante (e lo sapeva), tagliata fuori da ogni gioco che conta (e sapeva anche questo), ma anche priva di ogni chance di rilancio. I sondaggi, lo si è visto anche in Grecia, sbagliano spesso. E possono essere smentiti persino quando indovinano le previsioni.

Ma, per le destre italiane prive di ogni consistenza, i sondaggi sono tutto. Per smentirli occorrerebbe lavorare, radicarsi, uscire dai palazzetti del sottopotere. Uscire? Con il rischio di prender freddo? Non sia mai. Poi, però, si scopre che a forza di tenere il fondoschiena sulla poltrona, i consensi si riducono. Si sparisce del tutto. Prima dal Parlamento europeo, poi da quello italiano. Questo spiega l’improvvisa corsa verso un tentativo unitario.

I sondaggi post vacanzieri hanno evidenziato come la lunga vacanza politica delle destre sia stata estremamente dannosa. Le foto romantiche sulla spiaggia non hanno favorito la crescita di consensi. Ed anche Salvini ha incassato uno stop nella sua fase di crescita. Gli slogan, ripetuti troppo a lungo, sono stati assimilati ma non trascina più. Così le destre tentano di raggrupparsi. Ma non sanno su quali basi.

Andrea Delmastro, il nuovo responsabile culturale di Fdi (miracolo: una persona di cultura che si occupa di cultura), ha già spiazzato il fronte dei compattenti (non combattenti, sia chiaro) con una provocazione sul mondo del lavoro. Visto che persino il presidente di Confindustria, Squinzi, e la segretaria della CGIL, Camusso, ora vogliono la cogestione nelle imprese, perché le destre non fanno propria una battaglia che dovrebbero avere nel proprio Dna?

Considerando ciò che è successo ultimamente nell’Ugl e considerando anche le posizioni di questo sindacato nelle vicende Fiat-Fca, la provocazione di Delmastro provocherà nuove tensioni. Oppure verrà accolta con applausi per essere accantonata nei fatti. E non sarebbe l’unico argomento di divisione. La politica estera, i rapporti con la chiesa, la gestione dell’ordine pubblico.

Argomenti che dividono, anche perché le destre li affrontano con slogan, non con analisi e studi. Perché costerebbero, ed i soldi della Fondazione non son certo destinati agli studi, alle analisi, alla cultura. Meglio l’ennesimo cartello elettorale. Tutti insieme poco appassionatamente. Senza un programma, senza un progetto. Senza un voto.