Molti anni fa in una di quelle oramai leggendarie tribune politiche di Jader Jacobelli (nostalgia canaglia) un giornalista di sinistra accusò Giorgio Almirante di fare il saluto romano ai suoi comizi (nihil sub sole novum).

Il segretario del MSI, con un sorriso beffardo, gli rispose che il saluto romano era molto più igienico della stretta di mano e che per questo motivo lo consigliava a tutti, compreso lui.

Oggi, in epoca di frenesia da Coronavirus, quella risposta di Almirante risulta profetica: i virologi ci hanno spiegato che la stretta di mano è un veicolo del contagio e che bisogna stare lontani dal prossimo almeno un metro, tanto che il ministro francese della Salute, Olivier Veran, ripercorrendo le orme di Achille Starace, raccomanda ufficialmente di evitare le strette di mano.

Niente di meglio, quindi, che un bel saluto romano per conservare convenientemente educazione e buone maniere proteggendo la salute propria e altrui.

L’unico problema, a questo punto, resterebbe l’ANPI, ma non è il caso di essere pessimisti: la paura del contagio fa 90 e persino i talebani dell’antifascismo da barzelletta potrebbero finalmente scoprire le doti nascoste del saluto romano.