Anche quest’anno diversi appuntamenti per ricordare i martiri di Acca Larentia con numerosi rituali fatti per segnare differenze incomprensibili ai più e soprattutto per coloro che quegli anni li hanno vissuti davvero. Anche quest’anno il solito appello dell’ANPI contro i rigurgiti “fascisti” e i soliti cerimoniali funebri fatti per ostentare un saluto, una divisa improbabile o un Presente.

Sono sempre stato convinto che c’è bisogno d’intelligenza e creatività per permetterci di fare un salto di qualità che elimini le assurde distinzioni di campo e le ghettizzazioni nel ricordo di chi è morto per un ideale. Chi si è sacrificato, giocandosi la giovinezza in difesa di un valore abbastanza alto, deve meritare il rispetto dell’intera comunità nazionale. Non è sufficiente quello doveroso di chi per senso di appartenenza conosce la storia di Stefano Recchioni, Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti. Dobbiamo essere consapevoli che la data de 7 gennaio 1978 per tanti militanti di destra rappresentò uno spartiacque che portò molti giovani alla lotta armata e a persecuzioni giudiziarie che coinvolsero anche il sottoscritto.

Già. Dal 2012 mi trovo ancora oggi chiamato in giudizio con l’accusa di diffamazione per la partecipazione a una trasmissione in diretta televisiva “Focus” condotta da Luigi Bacialli in cui ebbi un acceso “confronto politico” con Edoardo Sivori presente al Talk Show in qualità di promotore del c.d Partito delle Aziende. In quell’occasione l’ex ufficiale dei Carabinieri non gradì le mie domande sul suo coinvolgimento nei fatti di Acca Larentia e mi denunciò chiedendo soldi, soldi, soldi…

Dal 2012, dopo due processi avuti, uno avanti al Tribunale di Treviso e uno avanti al Tribunale di Padova, fui assolto anche per l’intervenuta depenalizzazione del reato di ingiurie. Ora nel 2019 sono ancora citato nuovamente a Giudizio con causa civile per un presunto risarcimento danni. Sivori chiede ancora soldi. Non piena verità e giustizia.

Proprio perché non mi arrendo alla sete di verità e giustizia anche quest’anno parteciperò al ricordo che a mio avviso ha maggior significato simbolico dedicato ai “Figli d’Italia” nel ricordo dei nostri Caduti durante tragica stagione degli anni di piombo. Giovani e meno giovani, intere famiglie e cittadini si ritroveranno con molta semplicità domenica, 13 gennaio al Cimitero Monumentale del Verano di Roma dove in tanti si sono dati appuntamento per camminare tra i viali e portare un fiore ai tanti “figli d’Italia” che hanno sacrificato la vita per la patria e la comunità.

Vi parteciperò perché ancora oggi sono uno di coloro che chiedono giustizia e verità per le vittime del triplice assassinio di Acca Larentia uno dei più gravi fatti di sangue degli ”anni di piombo”. Spesso marginalizzata per ragioni politiche, la strage rimane, assieme a tanti altri delitti di ”destra” e di ”sinistra”, uno dei capitoli più torbidi in cui l’ingiustizia e l’impunità hanno macchiato la storia Repubblicana Italiana. Una passeggiata del ricordo in cui i nostri ragazzi, falciati dalla stagione dell’odio, finalmente trovano cittadinanza in un contesto più ampio che fa parte di una storia che dovrebbe essere sempre più condivisa. Un “percorso della memoria” che inizierà sulla tomba di Goffredo Mameli, martire del Risorgimento, patriota e poeta, autore delle parole dell’inno nazionale italiano, morto a ventidue anni in seguito alle ferite riportate nella battaglia durante la difesa della Repubblica Romana. La commozione poi raggiungerà l’apice di fronte al bassorilievo fatto dalla madre di Stefano Recchioni per la tomba del figlio caduto a vent’anni come lo furono Stefano e Virgilio Mattei, Miki Mantakas, Mario Zicchieri, Francesco Ciavatta, Franco Bigonzetti, Alberto Giaquinto, Stefano Cecchetti, Francesco Cecchin, Angelo Mancia, Paolo di Nella in quell’interminabile scia di sangue che percorse la Capitale e le altre città d’Italia.

L’itinerario rievocativo si concluderà attorno al Sacrario dei caduti della Prima guerra mondiale, opera di Raffaele De Vico, per commemorare anche le vittime, altrettanto dimenticate nelle missioni all’estero. Chi vuole consegnare la storia del sacrificio di quei “cuori Ribelli” all’intera comunità nazionale non può mancare.