L’arresto di Cesare Battisti rappresenta senz’altro un fatto importante nel faticoso ristabilimento della giustizia in Italia dopo gli anni di piombo, anche se sono molti i delitti ancora impuniti e gli assassini latitanti.

Dovremmo quindi esultare per la cattura del terrorista comunista e per il suo ritorno nelle patrie galere.

L’esperienza però mi induce ad essere cauto , perché i compagni non hanno cambiato mentalità ed atteggiamenti, per loro chi appartiene al campo della sinistra va difeso a prescindere dai delitti che ha commesso, non esiste morale ma solo convenienza politica ed ideologica nel loro modo di giudicare.

Preferirei che Cesare Battisti finisse i suoi giorni in un carcere brasiliano, del tipo di quelli descritti nel film Papillon, magari sotto le attente ed assidue cure di un ergastolano pluriomicida , possibilmente un ex lottatore di wrestling, molto possessivo.

Ma accetterei anche di sapere l’ex terrorista in continua fuga,  vivendo ogni giorno con la paura di essere colpito, nascosto nella giungla, come un antilope in mezzo ai leoni.

Il suo ritorno in patria con le manette ai polsi viene da tutti salutato, in modo bipartisan, come si usa dire oggi, come una vittoria della giustizia, e così è. Ma temo che presto il richiamo della giungla rossa si farà sentire.

Già è accaduto con Massimo Carlotto ,militante di Lotta Continua, fuggito in Francia e poi in Messico, condannato a 16 anni per l’omicidio di una ragazza con 59 coltellate e poi graziato ; ora è un famoso giallista, consulente della Rai. Per non parlare del compagno Salvatore Buzzi, omicida con 34 coltellate, prima graziato per buona condotta e poi regista di Mafia Capitale.

Quando il clamore della estradizione di Battisti si calmerà, piano piano riaffioreranno i coccodrilli dalla melma.

Ci sarà qualche toga rossa che inizierà a sostenere che in fin dei conti Battisti un po’ di pena l’ha già scontata e i vent’anni di condanna diminuiranno.

Poi qualche intellettuale sosterrà che quegli omicidi erano il frutto di quegli anni avvelenati, dove la lotta politica era dura, e le conquiste della classe operaia, irrinunciabili, passavano anche attraverso esasperazioni imprevedibili.

Salteranno fuori i firmaioli d’ordinanza, qualcuno arriverà a dire :”Siamo tutti Cesare Battisti !” e quelli che ancora riterranno che uccidere un uomo sia uno dei reati più odiosi, dovranno cercare di giustificare la loro posizione giustizialista.

Sì, perché la chicca finale, l’asso nella manica che tireranno fuori sarà l’argomento a cui nessun compagno si può sottrarre : “Non possiamo dare un’occasione di propaganda al giustizialismo fascista !”

Ed allora vedrete che i Saviano, i Gad Lerner, le Ottavia Piccolo, i Fabio Fazio e giù giù degradando usciranno dalle tane. Sto esagerando ? Me lo auguro, perché ciò significherebbe che una certa sinistra post sessantottina qualche sintomo di guarigione lo sta manifestando, anche se il morbo contratto era di quelli giudicati incurabili.