Sono 173, ma il numero è in crescita, i “saltafossi” del Parlamento italiano, cioè coloro che, nello spazio di appena due anni (2013-2015), hanno cambiato casacca, passando da un partito/schieramento politico ad un altro, spesso di orientamento opposto (per quel che valgono – oggi – le “appartenenze politiche”).

Vi sembra normale ? A me no.

Malgrado non creda più di tanto alle sorti e progressive dell’attuale sistema democratico, ero convinto che i signori eletti fossero impegnati almeno a salvare la forma , se non proprio la sostanza, del loro ruolo istituzionale. Questione d’immagine se non proprio di bon ton.

Ed invece eccoci qui a fare nuovamente i conti non solo con i costi salati del “sistema” e con le sue note inefficienze, ma con il vero e proprio tradimento nei confronti dei cittadini-elettori.

Ma come, io ti voto perché mi dici di credere in un programma, in una coalizione, magari – la parola è grossa – in una serie di valori, e poi, dopo poco mesi, fai i bagagli e ti trasferisci politicamente altrove ? Tutto regolare ?

Si dice: c’è l’articolo 67 della Costituzione, che recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. E’ – ci si dice ancora – il “sale della democrazia”, garanzia di libertà contro le ingerenze partitocratiche. E poi – si sottolinea – ce l’hanno tutti i Paesi democratici. E’ proprio vero ?

In realtà – parola del costituzionalista Francesco Clementi – il vincolo di mandato, come in Italia, è previsto in Portogallo, in Bangladesh, in India e a Panama.

Altro discorso evidentemente è quello della libertà del singolo parlamentare su questioni di ordine etico o eccezionale, come può essere un evento bellico. Nel caso dei “cambia-casacca” il problema è invece soprattutto politico e riguarda i partiti, autentico “buco nero” del nostro sistema costituzionale, che andrebbero regolati – come ha notato l’ex presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli – prevedendo “sanzioni per il cambio di casacca, con, ad esempio, una penalizzazione sul fronte dei finanziamenti pubblici”.

Fatti salvi gli aspetti costituzionali e formali, resta un problema di fondo e di sostanza: in una democrazia autentica, cioè attenta alla volontà popolare, il vero vincolo per l’eletto non dovrebbe essere quello con il cittadino-elettore ?

Se il problema è politico, è allora il momento di alzare il livello del confronto, anche su un argomento cruciale, qual è quello dei “cambi di casacca”, magari partendo da un centrodestra, in via di ricomposizione, ed in cerca di argomenti forti su cui rilanciare la propria azione.

Lo scandalo dei 173 “voltagabbana” è troppo clamoroso per ridurlo a questione da risolvere in punta di diritto, trincerandosi dietro il formalismo costituzionale. La gente, i cittadini-elettori, per quanto delusi, vogliono vedere rispettata la loro volontà. Sul come e sul quando è tempo di muoversi, prima che qualcuno non cominci a rovesciare, vista la loro inutilità, le urne elettorali.