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Tra poche settimane avrebbe consegnato all’editore Solfanelli gli ultimi capitoli del secondo volume della monumentale storia del Movimento sociale che stava scrivendo. Una storia delle idee e delle proposte del Partito nel quale era cresciuto ed al quale aveva dato parecchio.

Una ventina di giorni fa avevamo passato una giornata insieme nella sua casa di Bracciano. Avevamo chiacchierato di tante cose. Di Massi, per tutti “il professore”. Della sua vita spartana e tutta dedicata agli studi di geopolitica e di economia ma anche della sua incomprimibile vocazione nazionale. Di Almirante ovviamente, nel quale ci siamo sempre riconosciuti ed al quale eravamo fortemente legati non solo dal punto di vista politico. Di Romualdi che, pur non potendo proprio potersi definire un corporativista, era per tutti noi una figura politica e morale fondamentale. E di tanti altri amici, molti dei quali non ci sono più.

Quanta strada avevamo percorsa insieme da quel lontano inizio degli Anni ’70 quando fondammo con Diano Brocchi la “Rivista di Studi Corporativi” (gennaio 1971) e subito dopo (con Giuseppe Ciammaruconi, Gabriele Moricca, Giorgio De Angelis e altri) l’Istituto di Studi Corporativi (ottobre 1972) la cui presidenza venne assegnata appunto a Massi e che nell’arco di pochissimo tempo si segnalò come un “pensatoio” originale e fecondo: pubblicazioni su temi economici e costituzionali, frequentatissimi corsi di aggiornamento di livello universitario, Convegni e Seminari. Una grande quantità di lavoro.

E tutto ruotava attorno a Gaetano. Come ispirazione e come organizzazione.

Il Convegno dedicato (26-27 maggio 1973) alla politica economica vide la partecipazione del Rettore emerito dell’Università di Roma, Papi, di docenti universitari, di banchieri, di sindacalisti. Era il periodo, tanto per capirci, di Bianchi d’Espinosa e dell’arco costituzionale. E rompere questo micidiale assedio politico-giudiziario-mediatico non era facile. Eppure lo rompemmo. Grazie soprattutto a Gaetano Rasi, alla sua caparbietà, alla sua coerenza ideale, alla sua credibilità culturale.

E poi l’Assemblea nazionale corporativa. Fu un evento. Il Palazzo dei Congressi dell’Eur pieno come un uovo per discutere di tutto ciò che un moderno corporativismo poteva (e potrebbe) dare all’Italia di oggi.

E poi Ugo Spirito. Il più originale, controverso, stimolante filosofo italiano uscì dal polemico silenzio nel quale si era ficcato e venne a parlare a casa nostra. C’erano tutti a sentirlo e ad applaudirlo: il vertice missino ma anche tantissimi giovani.

Queste visite di Spirito si ripetettero. Ricordavamo l’altro giorno, con Gaetano, la partecipazione alla cerimonia di inaugurazione dell’Istituto di studi corporativi e quelle sue parole dette con pacatezza ma anche con calore: “Inutile dirvi lo stato di commozione in cui sono in questo momento. Le parole del professor Massi sono state per me commoventi e sono state commoventi soprattutto per il tono d’adesione ad una vita comune che si protrae da 40 anni”.

Scattammo tutti in piedi. Ad essere commosso non era solo Gaetano.

E poi parlammo di tanti ricordi privati, familiari, le vacanze fatte assieme a Civitella Alfedena (c’era Gianna, la moglie conosciuta nei Campi estivi giovanili organizzati da Massi in Trentino), i figli, i suoi e i miei, e i nipoti. Ma parlammo anche delle prime riviste cui dette vita (con Primo Siena), “Cantiere” e “Carattere”. Del Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori. Delle manifestazioni giovanili di quei tempi lontani. Dei dibattiti infuocati e ricchi di contenuti che riempivano le giornate dei ragazzi col tricolore.

Ed anche del buio di oggi, del silenzio e del vuoto di oggi.

Mi volle portare nel suo studio. Pieno zeppo di carte, di libri, di documenti che stava consultando per terminare il secondo volume di quella storia missina. E mi disse: “Spero proprio di farcela. Poi in programma c’è il terzo volume. Una bella impresa”.

“Ce la farai, ce la farai” gli dissi. Ne ero convinto. E invece no, non ce l’ha fatta.

Ma Gaetano costruttore di tante cose fu anche Uomo del Gran Rifiuto. Dini gli propose di assumere la responsabilità di un Dicastero economico. Perché gli serviva una “copertura” a destra. Gaetano gli disse con garbo un inflessibile NO.

Il Partito del quale stava scrivendo la storia era fatto di gente così.