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Berlusconi ne ha fatta un’altra delle sue: sempre per ragioni personali (i suggerimenti della sua compagna ed uno spirito di rivalsa dopo le critiche ricevute dai alcuni vescovi all’epoca dell’ennesimo scandalo, di cui è stato protagonista “il processo Ruby”) si è schierato a favore delle adozioni gay. Non ha calcolato e non ha ritenuto interessante seguire l’opinione predominante tra i suoi parlamentari e soprattutto tra i suoi elettori, ed in senso del tutto verbale – sia chiaro a tutti e per l’intero globo terracqueo – con tali dichiarazioni ha fatto il famoso dispetto del marito alla moglie. Non bastavano la tardiva opposizione, in alcuni casi di facciata, all’esecutivo, l’insostenibile ristagno nella scelta delle candidature per le amministrative, di cui vengono sottovalutate le potenziali ripercussioni in campo politico e la figura meschina fatta prima con Alfano ed adesso con Verdini, ieri fedeli ed attivi alla sua corte ed oggi ossigeno vitale per il ragazzotto, l’incredibile favore mostrato per Amato, quale candidato al Quirinale. Ma – sosteniamolo con chiarezza – “quel che è fatto, è reso”: ha tentato di disaggregare, per rinforzare il proprio trono, gli alleati leghisti e di destra o sedicente tale, riuscendovi con il secondo schieramento. In questi mesi li ha riavvicinati e pare averli ancora una volta condizionati con l’arma dell’”Italicum”, furbescamente concluso con il toscano nel segno della comune vocazione autocratica.

Mentre finalmente è entrato in campo con un giudizio, impossibile da equivocare, il Santo Padre “Non confondere unioni civili e matrimonio”, appare purtroppo lontano un appoggio ugualmente deciso e preciso da parte del giornale dei vescovi, abituato a coccolare l’ex boy scout, anche in questo frangente irritante e fastidioso nel pieno adempimento dei compiti assegnatigli da determinati suoi sostenitori. E’ consolante e finanche sorprendente ma è principalmente spontaneo e leale l’impegno per una manifestazione “oceanica” il 30 prossimo a sostegno della famiglia vera ed inalterabile.

Altre sono o dovrebbero essere le preoccupazioni per il “presidente del consiglio”, nonostante l’affettuoso, ininterrotto, appoggio dei presuli e del loro organo di stampa, del suo sponsor, presidente della Confindustria, e quello umorale, e adulatorio e denigratorio, di Giuliano Ferrara. Le critiche, poi, non mancano e sono piuttosto pesanti, nonostante subiscano velenose puntualizzazioni da parte del foglio della famiglia Berlusconi, che le riporta. L’ ex presidente del Consiglio, Mario Monti, infatti, difatti alle frasi recitate “Se l’Italia riprende la posizione guida Europa [dove e quando mai esercitata] non ce n’è per nessuno” e “L’Italia esige di essere rispettati”, non si è potuto trattenere dal commentare: “Frasi come queste, appropriate ad esempio al bar dello Sport, è difficile che non diano all’estero l’impressione di una certa presunzione e debolezza” e “Se si esige rispetto si sottolinea che quel rispetto non c’è” . Critiche più diplomatiche, più felpate ma pur sempre leggibili sull’intempestività degli attacchi all’Unione Europea, la cui natura è soprattutto strumentale per interessi elettoralistici nostrani (Salvini infatti è stato espropriato del suo, unico e realistico cavallo di battaglia), arrivano dal “Corriere della Sera” con un editoriale di Alberto Alesina. L’articolo denunzia una fondamentale impreparazione sul problema del debito pubblico, condizionante e vincolante, al 116% nel 2011 e per il 2016 previsto al 130% .

Alesina loda il funzionamento dello Jobs Act senza interrogarsi sugli effetti prodotti sul debito pubblico ma esorta il “premier” a “parlare e muoversi con cautela”, ad operare con “meno parole e più decisioni” e ad avere il coraggio di scelte, anche “nel breve periodo impopolari”. Concetti, che appartengono al campo dell’utopia e dei sogni, non certo della realtà.