Padova punta i riflettori sull’arte del Novecento, a partire dalla metà degli anni Venti, con un grande evento espositivo  che rimarrà aperto sino al 30 luglio: “Aeropittura. La seduzione del volo” ai Musei Civici agli Eremitani.

La mostra è stata progettata e curata da Claudio Rebeschini, uno dei maggiori conoscitori di questo movimento dell’arte italiana che durante il Fascismo conobbe un grande apprezzamento per la modernità ed originalità delle espressioni , espone una sessantina di opere di una decina di artisti attivi tra le due guerre.

Il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 segna in certo modo una profonda frattura tra il primo e il secondo Futurismo e questo nonostante “l’aspirazione al cielo”, “l’ansia di staccarsi da terra e di realizzare una prima estetica del volo e della vita aerea” fossero presenti nel movimento sin dall’inizio. Ora però il tema aviatorio, affrontato come oggetto principale, permetteva un salto di qualità necessario e fortemente sentito dallo stesso Marinetti “aerare la fantasia, per superare il quotidianissimo trito e ritrito”.

Proprio all’aeropittura e alla sua innovativa interpretazione e visione del mondo-cosmo è dedicata la mostra ai Musei Civici agli Eremitani promossa dal Comune di Padova-Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche, con il contributo di Fondazione Antonveneta, curata da Claudio Rebeschini, con la direzione scientifica di Davide Banzato e catalogo Skira.

Circa 60 opere di collezioni private, tra dipinti e disegni, consentono di ricostruire in maniera organica lo sforzo critico profuso da Marinetti e dagli altri rappresentanti del Movimento nella continua messa a punto delle teorie espresse dal Manifesto dell’Aeropittura, che sono ben lontane da ideologie politiche o da una riduttiva rappresentazione del volo, ma esprimono l’urgenza di ricercare una nuova dimensione, non più terrena né aerea, bensì cosmica.

La sola rappresentazione della macchina-aereo o del paesaggio visto dall’alto appaiono dunque riduttivi della spiritualità introdotta con l’aeropittura che mirava, invece, alla frantumazione dei piani, al ribaltamento della nostra dimensione abitudinaria.

Ecco allora in mostra a Padova – secondo le differenziazioni indicate dalla stesso Marinetti in occasione della Quadriennale del 1939, a chiarimento del Manifesto – il “verismo sintetico–documentario visto dall’alto” con, tra gli altri, Guglielmo Sansoni (Tato), Alfredo Gauro Ambrosi, tra i fondatori del gruppo futurista “Boccioni” di Verona, Italo Fasulo e Giulio D’Anna; l’aeropittura “trasfiguratrice, lirica e spaziale” di Vladimiro Tulli, Osvaldo Peruzzi e soprattutto Angelo Caviglioni, di cui è esposto un bellissimo olio Rivelazioni Cosmiche del 1932; l’aeropittura “essenziale mistica, ascensionale e simbolica” di Bruno Munari, del romano Domenico Belli e di Nello Voltolina (Novo), che nell’opera Palude del 1931 usa la rappresentazione dall’alto come strumento di astrazione; infine, l’aeropittura “essenziale, stratosferica, cosmica e biochimica” nei dipinti di Tullio Crali e di Ernesto Michaelles (Thayaht): bellissimo il suo Sorvolando l’Amba Alagi.

Significativi i lavori su carta esposti di cui 22 di Tullio Crali realizzati a tecniche miste: matita, tempera, pastello, acquerello, collage ecc…

Padova, la città da cui Gabriele D’Annunzio ospite della contessa Lucia Giusti del Giardino, partì nel 1918 per il suo celebre volo su Vienna, rende così omaggio alla seduzione del volo e alle impennate futuriste.”Possiamo sostenere con orgoglio che l’aeropittura rappresenta il principo della nuova storia dell’arte e che all’infuori di essa non è più possibile creare delle opere importanti” (Filippo Tommaso Marinetti da “Aeropittura” in “La città nuova”, Torino 1934).