Il Presidente afghano, Ashraf Ghani, ha espresso la volontà di aprire alla possibilità di effettuare “colloqui di pace con i talebani senza condizioni prelimininari”. La notizia è arrivata direttamente da Mosca e precisamente dal tavolo interno alla conferenza in argomento del Consiglio di pace afghano. Si è trattato di un precedente unico ed assoluto.

Quanto sopra è stato confermato dal Generale, Massimo Panizzi, esponente italiano per la missione “Resolute support” della NATO a Kabul. Già la scorsa estate si era verificata una tregua straordinaria di alcuni giorni in occasione del festival islamico di Eid al-Fitr. Evidentemente la stanchezza intorno ad una guerra perpetua si sta facendo sentire da ambo le parti: sia dalle giovanissime istituzioni democratiche innestate dall’occidente, sia dall’islamismo talebano. In mezzo c’è un popolo duramente provato, quello afghano, dalla vittoriosa guerra conclusasi con la cacciata dei sovietici ieri e dalla lotta intestina odierna.

Di particolare rilievo è la registrazione da parte degli osservatori italiani della diminuzione del numero in merito alla circolazione di donne che indossano il burqa, sempre più a viso scoperto. Da tempo il Governo del Presidente Ashraf Ghani sta operando una efficace introduzione di tecnologie mediatiche ed informatiche con l’obbiettivo di piantare radici innovatrici anche in terra talebana.

La recente dichiarazione del Segretario Generale della NATO, in visita proprio ad Herat presso il contingente militare italiano, Jens Stoltenberg confermerebbe quanto annunciato: “I talebani otterranno di più sedendosi al tavolo dei negoziati. Sono i benvenuti, la nostra presenza serve a creare le condizioni per negoziare la pace. Rimarremo qui finché sarà necessario”. In guerra come in amore bisogna infatti essere in due.