Un nuovo colpo di stato in Mali: su pressione dei soldati golpisti il presidente Ibrahim Boubacar Keïta si è dimesso e ha sciolto il parlamento. Il presidente è poi stato condotto in un accampamento militare assieme al suo Primo ministro, Boubou Cissé. Gli ufficiali ribelli si sono autoproclamati “Comitato nazionale per la salvezza del popolo” e uno dei loro leader, il vice capo di stato maggiore dell’aeronautica, ha chiesto una “transizione politica civile che conduca a elezioni generali credibili”. I militari hanno poi dichiarato chiusi tutti i confini terrestri e aerei e imposto un coprifuoco dalle 9 alle 17. 

Segnaliamo il commento di Camillo Casola, analista ISPI, Programma Africa: “L’intervento dei militari a Bamako introduce un elemento di complessità ulteriore in uno scenario di crisi già profondamente segnato dall’instabilità securitaria nel centro del paese, legata all’attivismo dei gruppi jihadisti e ai conflitti comunitari tra milizie etniche, nonché alle proteste che da mesi hanno scandito i ritmi politici nella capitale. Le rassicurazioni dei golpisti, che hanno reiterato il sostegno alla forza francese Barkhane, attiva dal 2014 nella regione saheliana, e alla (nuova) forza europea Takuba, che vede il coinvolgimento diretto dell’Italia, evidenzia in qualche modo la disconnessione tra le istanze della società civile – che chiede, tra le altre cose, un ridimensionamento della presenza internazionale – e gli obiettivi degli ufficiali, ad oggi non chiari al di là delle dichiarazioni rituali.”