Si attende ancora che l’esame del dna certifichi senza possibilità di errore l’identità della salma di Salvatore Giuliano, ma ad oltre sessant’anni dalla morte, i misteri sul reale ed effettivo ruolo del bandito di Montelepre sono destinati ad infittirsi. Secondo un documento del 1943 ma ritrovato pochi mesi orsono, infatti, il fuorilegge sarebbe stato, ben prima del suo primo omicidio e della sua latitanza, un mafioso ben noto alle forze dell’ordine e un agente segreto al servizio delle forze armate  Usa attivissimo nella fase preparatoria dell’invasione della Sicilia. Il contrabbando di grano avrebbe rappresentato niente altro che una copertura al riparo della quale  potere svolgere una intensa attività di intelligence. A rivelarlo è una lettera ritrovata dallo scrittore Vincenzo Prestigiacomo e pubblicata sul suo ultimo  libro dal titolo “Il principe irrequieto”  dedicato all’aristocratico palermitano Raimondo Lanza di Trabia. Nella missiva, datata 23 ottobre ’43 e firmata “Vento di sera”, pseudonimo del barone Stefano La Motta e inviata al nobile amico, tra l’atro si legge: – “Gli Alleati nell’operazione Husky hanno coinvolto personaggi come Salvatore Giuliano. Questa notizia riservata l’ ho appresa da Robert Capa (il celebre fotografo aggregato alle truppe Usa in Europa- n.d.r.); così lo sbarco degli Alleati è stato un gioco. Si dice che possa esserci anche un aiuto da parte di Lucky Luciano, prigioniero negli Stati Uniti”. Sulla originalità del documento non vi sono dubbi. Gli interrogativi su una delle vicende più fosche all’origine della nostra storia recente si moltiplicano.