Il buon olio italiano è protagonista a Milano. Al Palazzo delle Stelline di corso Magenta è in corso l’ottava edizione di “Olio Officina Festival – condimenti per palato e mente”. Un’ottima occasione per apprezzare un’eccellenza della nostra filiera agro alimentare e, magari, riflettere sulle tante, troppe criticità del settore. Già, nonostante la sua indubbia qualità, la produzione di olio tricolore è oggi in pesante crisi: la produzione è crollata del 57 per cento scendendo ad appena 185 milioni di chili, su valori minimi degli ultimi 25 anni.

Cifre allarmanti presentate al primo Summit internazionale organizzato dall’Unaprol e dalla Coldiretti a cui hanno partecipato agricoltori, operatori della distribuzione commerciale, rappresentanti dei consumatori, insieme ai vertici del Consiglio Oleicolo Internazionale (Coi). Nell’incontro sono state esaminate le ragioni della pesante flessione: cambiamenti climatici, propagarsi inarrestabile della Xylella (quella che per i grillini era una fake news…) e concorrenza sleale dalle importazioni low cost spacciate per italiane. Le regioni più penalizzate sono quelle Mezzogiorno e in particolare la Puglia (circa la metà della produzione nazionale) colpita da una flessione stimabile attorno al 65% causata delle gelate e dalla Xylella. Perdite stimate 1,2 miliardi di euro.

Ma non è tutto. Per la prima volta nella storia la produzione nazionale potrebbe essere sorpassata da quella della Grecia e del Marocco mentre si avvicina pericolosamente la Turchia e la Spagna allunga la distanza con ben 1,6 miliardi di chili e raggiungendo un quantitativo quasi nove volte superiore. Da qui la preoccupazione di Coldiretti. «Senza interventi strutturali l’Italia – precisa il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – rischia di perdere per sempre la possibilità di consumare extravergine nazionale con effetti disastrosi sull’economia, il lavoro, la salute e sul paesaggio» .

Aumenta inoltre il rischio di frodi e sofisticazioni a danno del vero Made in Italy. I consumatori possono però fare la loro parte: per scegliere italiano bisogna diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, ottenuti al 100 per 100 da olive nazionali. Meglio ancora rivolgersi direttamente ai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica.

Tocca però alla politica intervenire sul piano strutturale e difendere adeguatamente la competività. Ecco perchè è urgente che sia avviato al più presto il Piano Salva Olio presentato dalla Coldiretti per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati per realizzare nuovi impianti.