Mi è giunta una comunicazione dalla onlus “Missioni Don Bosco”, presentata con parole condivisibili e per anni ed anni auspicate senza alcun timore di essere considerati e bollati come “populisti”.

“Esiste – si sottolinea – uno stile missionario salesiano che caratterizza l’azione dei Missionari di Don Bosco. Uno stile ed una presenza improntati alla comprensione e alla valorizzazione delle realtà culturali, sociali e religiose con le quali i padri vengono a contatto. Il missionario salesiano rivolge la sua attenzione all’uomo intero. Cerca di dare una risposta non solo ai suoi bisogni materiali e spirituali, ma anche alle sue aspirazioni morali e spirituali. Solo camminando insieme alle popolazioni locali si può agire sul piano umano, spirituale, culturale, professionale, portando l’individuo e la comunità al raggiungimento di una totale e piena autonomia”.

Sono evidentemente ed innegabilmente concetti realistici, privi della demagogica impostazione data dai politici di sinistra e dalla Chiesa e lontani dalle misure progettate, reclamate e magari realizzate, dalle quali sono nate confusione, inconcludenza e sterilità dannose e senza futuro con un’Europa arida, astratta nella sua insensibilità morale e solo mercantile.

La comunicazione è accompagnata da una lettera agghiacciante ma fedele fotografia di milioni di esperienze drammatiche e rischiose, vissute e ripetute senza iniziative internazionali incisive (ma l’ONU esiste ancora?) e senza esplicita denunzia delle responsabilità degli Stati (ma possono chiamarsi tali?) di provenienza:

“Sono solo un ragazzo di 14 anni … e sono partito alla ricerca di una vita migliore, spinto dalla speranza, dal bisogno di avere dignità e futuro in cui credere […]. Ho viaggiato con il terrore negli occhi, la fame, la sete, le violenze di chi, una volta sul barcone in mezzo al Mediterraneo o sul pick up nel deserto, non è più un uomo, ragazzo, donna o bambino … non è più considerato un essere umano. Ma una bestia … da trattare come una bestia”.

I missionari salesiani, nel segno del loro compito cristiano, sottolineano la loro decisione “di agire con progetti concreti, seri e importanti nei Paesi dove la tratta di essere umani continua a mietere vittime innocenti”. Rilevano – ed è questo il passaggio cruciale da non perdere – che il sostegno alle loro iniziative “significa da un lato progettare un futuro nuovo, attraverso i corpi professionali ed il lavoro. E dall’altro, attraverso la sensibilizzazione, significa costruire una barriera alla migrazione illegale offrendo a questi giovani tutte le informazioni per comprendere che migrare illegalmente è un viaggio che ha scomoda compagnia la morte”.

Perché non appoggiare le misure, ad esempio, programmate nel Senegal, in cui con 30 euro si può offrire ad un giovane una postazione nel centro professionale nella regione di Tambacounda, con 50 offrire ad un insegnante della scuola professionale di Dakar un corso di aggiornamento o sostenere con 100 l’opera di sensibilizzazione sui rischi dei viaggi illegali?

 

 

P.S In questi giorni ho subito, da cittadino, una doppia discriminazione ma ho ricevuto, consolatoria ed impegnativa, una richiesta da sottoscrivere e da sostenere.

Docente universitario e poi ordinario, ho subìto per 40 anni pesanti trattenute stipendiali, che mi hanno consentito di aver diritto a ratei pensionistici di importo maggiore rispetto a quelli ammessi agli annunziati aumenti stabiliti secondo l’impostazione classista della nostra Costituzione, in vigore dal 1948, impressa dai partiti egemoni, il cattolico e il socialcomunista.

Dopo essere stato per 8 anni sottoposto al blocco retributivo, in quiescenza, poi, dal 1° novembre 2015, sono escluso, come tutti i miei colleghi, dagli strombazzati aumenti (sono previsti 150 milioni di spesa), disposti, con una mossa chiaramente elettorale, a partire dal prossimo anno.