Ho la fortuna di conoscere Domenico Ciolfi, autore e regista del film  ” il caso Pantani”, appena uscito nelle sale cinematografiche italiane, e so con quanta ostinata determinazione abbia lottato per  riuscire a realizzare questa sua opera. Per mesi ha atteso i finanziamenti prima promessi, poi abbandonati, poi di nuovo promessi , fino alla definitiva concessione. “Il caso Pantani” è un film inchiesta, romanzata quel giusto per rendere scorrevole la narrazione; in un mondo dell’informazione appiattito su verità precostituite e tutt’altro che scomode, il film di Domenico Ciolfi insegna a riflettere, a non dare niente per scontato. La ricostruzione per esempio della scena del delitto, quella suite d’albergo dove venne ritrovato il cadavere di Pantani, evidenzia tanti particolari su cui le indagini hanno superficialmente sorvolato. Sarebbe stato sufficiente soffermarsi un momento sul perché uno specchio adagiato in un angolo fosse ancora intatto, o ancora perché ci fossero tracce di trascinamento del corpo incompatibili con unsuicidio per arrivare a conclusioni che avvaloravano l’ ipotesi dell’omicidio.
L’autore-regista ha voluto affidare la parte di Pantani a tre diversi attori per meglio raffigurare i tre momenti salienti della vita del Pirata : il giovane corridore all’apice della carriera, l’atleta devastato dal complotto con l’accusa di doping, il solitario uomo avviato verso la morte.
La vita dei ciclisti dietro le quinte, il mondo dello sport con anche tante debolezze ed invidie viene ben svelato nella trama e rappresenta uno degli aspetti più apprezzabili del film. Un mondo sportivo in cui i protagonisti sono giovani ingenui ed inesperti , facile preda di malavitosi, arrivisti, falliti di ogni genere. La narrazione porta anche a rivelazioni che dovrebbero riaprire il caso, ma come al solito, siamo in Italia, non accadrà nulla, e ciò che non è stato giudicato  rimarrà insoluto. Ma almeno l’opera di Domenico Ciolfi restituisce ad un grande
campione la dignità nell’olimpo dei grandi del ciclismo. E questo era ciò che si ripromettevano l’autore e tutti i suoi collaboratori, tra cui gli attori Francesco Pannofino e Giobbe Covatta.
Al coraggio nell’aver realizzato un film scomodo per le tante verità per troppo tempo nascoste si affianca la temerarietà di aver osato programmarne la proiezione in un momento così difficile.
Andare a vedere “Il caso Pantani” rappresenta un giusto premio, facciamolo.