Primo.  Il disastro che stiamo vivendo in nord Africa e Medio Oriente ha una matrice precisa: la scellerata politica dell’inadeguato Obama (osannato alla sua elezione da tutti i radical chic italioti e dai sinistri con il birignao) e la complicità o acquiescenza di governi come quello francese e britannico. L’Italia fu anch’essa complice, ma solo perché (e non è un’esimenda) il suo premier di allora fu posto sotto ricatto e ridotto all’impotenza.
Secondo.  “Right or wrong my country is my country” dicono i britannici, e anch’io la penso così. Distante mille miglia da Gentiloni e la Pinotti, se assumono posizioni nell’interesse della sicurezza e della difesa del mio Paese, in un momento di inedita emergenza nazionale, meritano solidarietà. Quello che non possiamo perdonare a loro, a Napolitano, Renzi, Bersani e compagni, è stata la posizione presa nel 2011 a favore della cosiddetta ” primavera araba” e dell’intervento contro Gheddafi e il consenso politico dato ai ribelli anti Assad in Siria. Sono stati anche loro causa della nascita ed espansione dell’Isis e quindi della situazione attuale.
Terzo.  Fino a quando non si estirperà il cancro islamista dalle coste mediterranee è vitale sospendere ogni intervento di soccorso a beneficio di barconi della speranza. Il traffico di essere umani è un business che da risorse ai miliziani, è un veicolo per infiltrare cellule fondamentaliste e, come ormai chiaro, mette a repentaglio la vita degli stessi soccorritori,esposti oggi a minacce, domani magari ad attentati suicidi.
Quattro.  In ultimo, l’ipotesi di un intervento armato in Libia è non soltanto una necessità, ma ha i criteri dell’urgenza. Il tempo gioca a favore dell’Isis proprio come è stato in Siria e in Iraq. La propaganda degli islamisti che mostra parate di pick up armati e immagini da macelleria finora coinvolge poche centinaia di combattenti ma dà loro un senso di impunità. In pochissimo tempo l’Isis ha mostrato una grande capacità di radicamento sociale e strutturazione militare. Colpire subito e colpire duro vuol dire eliminare una minaccia letale come mai l’abbiamo vissuta dal ’45 ad oggi.