Tanto per carpire un titolo delle “Cronache del garantista”, sono rimasto di stucco: a) di fronte alla accettazione di Salvini della proposta avanzati da Berlusconi di un lista unica per le elezioni politiche, di incerta programmazione. I cartelli elettorali andranno composti con il bilancino dei farmacisti per quanto riguarda i posti in lista e senza alcuna attenzione per programmi credibili e realistici da presentare ai cittadini;

b) di fronte alla smargiassata dei “presidente del Consiglio”, volato negli Stati Uniti, con il fido Malagò (Megalò) per una nuova esibizione senza alcuna preoccupazione per i fondi pubblici;

c) per le dichiarazioni rilasciate in lingua inglese dalle due tenniste Pennetta e Vinci, acclamate per il successo conseguito per lo sport … italiano;

d) per l’atteggiamento serio e compreso della parte con cui Berlusconi ha deposto un omaggio floreale ai caduti della spedizione in Crimea nel 1853 e dell’aria di rispetto con cui ha ammirato la celebre foto di Yalta, da cui sono scaturiti tutti i guai del mondo da 70 anni in avanti, senza ricordarsi di dedicare un istante ai soldati italiani morti nella tragica esperienza dell’ultima guerra;

e) leggendo i titoli con cui “La Stampa” e “Avvenire” hanno proclamato entusiasticamente l’accettazione da parte del 97% dei docenti alla designazione nella c.d. “buona scuola”, senza pensare ai sacrifici cui sono stati, dalle norme varate dal governo condannati pur di lavorare per vivere;

f) meravigliato per la considerazione, seppure critica, immeritata e principalmente infondata espressa da Pansa nei confronti di Renzi, cui sono attribuiti e riconosciuti poteri gestionali ed operativi del tutto inesistenti, perché al pari di altri presidenti, a cominciare da Obama, non è altro che la voce, il braccio di potenti e ben organizzati staff.

Esprimendo un giudizio a mente “fredda”, appare discreto l’intervento di Del Debbio, che dovrebbe, per acquisire più ampia credibilità, abbandonare gli schematismi scolastici, moderare il fanatismo liberale, prendere in considerazione, accanto ai “problemi della piccola e media impresa e quelli delle persone svantaggiate”, le difficoltà e le condizioni del ceto medio sempre più schiacciato, e curare i pubblici dipendenti, con il contratto di lavoro, bloccato da 6 anni, costretti a ricevere la liquidazione totale circa 2 anni e mezzo dopo la conclusione del rapporto.

L’editoriale di Polito sulla designazione del nuovo leader del partito laburista, al di là dell’analisi all’interno della sinistra con la situazione emersa in Grecia, in Spagna ed ora addirittura negli Stati Uniti, offre o dovrebbe offrire anche nuove e più solide armi ai critici dell’Unione Europea, lontani dai perbenisti popolari e socialisti, ma armati di un corposo spirito nazionale, radicato nella storia, scevro dai frazionismi autolesionistici, perché – per riprendere la conclusione di Polito – “la nostalgia dell’antico è uno sperimentato ed efficace balsamo”.