Su alcuni quotidiani mainstream di oggi si leggono accorate analisi sulle ragioni per cui “molti giovani non sono più di sinistra”. A me l’interrogativo pare sinceramente malposto: sebbene le categorie politiche novecentesche siano ormai morte e sepolte, se esistesse ancora una Sinistra che non si basasse sul privilegio economico e sociale, non disprezzasse i lavoratori, non fosse prostrata ai piedi del “Dio Mercato”, magari del consenso ne raccoglierebbe ancora.

Per contro, poiché la Sinistra oggi è la conservazione, difficile che possa piacere a dei giovani, tanto più a quelli che non hanno smesso di pensare.  Il problema dunque non sono i giovani, ma una Sinistra ormai oligarchica, reazionaria e serva del capitale. Non proprio posizioni da suscitare entusiasmi giovanili, visto che alcuni degli interpellati rispondono con estremo fastidio al tentativo di accostarli a qualche forma di Sinistra, come un tempo si faceva con il fascismo.     

Fossero ancora attenti esegeti di un Guccini, si potrebbe consigliare ai paleo-sinistri l’ascolto di questi pochi versi, al termine di uno dei tanti parties cui non cessano di dedicarsi:


“E l’ eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici 
in cui ciascuno chiude la sua pena, 
in cui ciascuno non è come adesso da solo con se stesso 
a dir “Dove ho mancato, dov’è stato?”, 
a dir “Dove ho sbagliato?” (F. Guccini, “Canzone di notte n. 2”).

       A volte, un po’ di sana autocritica…